Archivi del mese: ottobre 2013

LAMARO: ASSEMBLEA PER IL DIRITTO ALL’ABITARE

Le realtà attive nella lotta per la casa si confrontano con gli amministratori locali

Giovedì 3 Ottobre il comitato degli inquilini senza titolo del nostro municipio ha promosso un’assemblea pubblica al cento sociale Corto Circuito del quartiere Lamaro sulla questione del diritto all’abitare. L’assemblea ha visto la partecipazione di Andrea Alzetta rappresentante di Action, Angelo Fascetti del sindacato Asia, Nunzio d’Erme di Cinecittà Bene Comune e dei Presidenti dei Municipi VII e VIII Susi Fantino e Andrea Catarci. Si è registrato anche l’intervento di un collaboratore del deputato Lombardi del Movimento 5 stelle che ha ribadito la vicinanza dei grillini ai temi del diritto all’abitare evidenziando però le innumerevoli resistenze riscontrate nelle altre forze politiche rispetto ad una soluzione concreta del problema. Si è discusso sulla gravità della situazione abitativa che ha colpito con forza in questi ultimi mesi la città di Roma. Oltre all’intervento iniziale del comitato degli inquilini senza titolo, nel quale si è ripercorsa la vertenza che riguarda la cartolarizzazione degli enti previdenziali la quale concentrazione è del 80% nella città di Roma, ed in particolare nel territorio dell’ex-X Municipio, rispetto al territorio nazionale, si sono succeduti gli interventi dei rappresentanti delle realtà territoriali e cittadine. Emanuela Ammerata dell’Agenzia diritti di via Marco Dino Rossi ha descritto le difficoltà che tale servizio sta attraversando rispetto ad un aumento esponenziale delle richieste di sostegno a fronte del taglio e del blocco delle risorse per le politiche sociali. Luca Blasi, rappresentante dei comitati per il diritto all’abitare del quartiere Tufello, ha individuato nel blocco degli sfratti l’unica soluzione capace per arrestare l’emergenza casa. Andrea Alzetta ha sottolineato la necessità che tutti i soggetti colpiti dall’emergenza abitativa, dagli occupanti senza titolo agli sfrattati per morosità, dagli occupanti dei numerosi palazzi sfitti della città fino ad arrivare ai cittadini colpiti dai processi di privatizzazione degli enti previdenziali, si uniscano mettendo in campo delle strategie di resistenza e opposizione comuni. Tutti gli ospiti hanno sottolineato l’inconsistenza della proposta avanzata dal Sindaco di Roma Marino nei giorni scorsi circa la dismissione dei residence del Comune, di cui 3 presenti nel VII Municipio. La manovra, invece di intervenire sulle cause, ha come obiettivo reperire delle risorse in funzione del pagamento del debito pubblico della città di Roma. Nunzio d’Erme ha auspicato un cambiamento nelle politiche comunali in funzione delle reali necessità dei cittadini, sottolineando quanto sia contraddittorio che il Comune ogni anno versi circa milioni di debiti alle banche in prodotti derivati e allo stesso tempo dichiari di non aver a disposizione le risorse necessarie per la soluzione dell’emergenza abittiva. Tutti i soggetti sociali che sono intervenuti hanno sottolineato la possibilità per gli amministratori locali di ripetere l’esperienza delle requisizioni come strumento efficace ed immediato per frenare l’emergenza abitativa.

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Fanno il deserto e lo chiamano Metro C

Riprendono i lavori della Metro nel quartiere San Giovanni; i comitati e gli abitanti del quartiere si mobilitano

In quest’ultimo mese ho pensato spesso a Francesco Rosi e al suo “Le mani sulla città”, pellicola girata nel 1963.
Sebbene siano passati cinquant’anni da quel capolavoro del cinema italiano, la speculazione edilizia, le collusioni tra questa e le rappresentanze politiche, le infiltrazioni della criminalità organizzata, sono una realtà ancora attuale. Cambia la città, cambiano le opere (se nel film la città è Napoli e le opere sono i palazzi ora siamo a Roma e l’opera è la Metro C) ma la sostanza permane.
I lavori della metropolitana sono ripresi a settembre nel quartiere San Giovanni.
Un’incompleta e costosissima opera pubblica in una città il cui sottosuolo è geologicamente e archeologicamente inadatto a un tipo di mobilità che non sia su superficie. Lo dimostrano i diversi stop dei lavori in questi anni, dovuti al ritrovamento di beni archeologici o i numerosi palazzi a rischio crollo, causa le sollecitazioni della metropolitana già esistente.
Senza considerare lo scandalo suscitato dal giro di tangenti e dagli interessi di mafia, ‘ndrangheta e criminalità vicina alla destra, emersi dall’inchiesta del programma televisivo Report e che hanno visto coinvolta la giunta Alemanno.
Dicevamo, la sostanza permane.
Speculazione, cementificazione e corruzione.
La ripresa dei lavori riguarda la cosiddetta tratta “T3” della metro C, che da San Giovanni arriva a Colosseo. Il primo cantiere avviato è stato quello all’interno del parchetto di via Sannio, sotto le mura antiche di San Giovanni. I cittadini del quartiere si sono subito mobilitati e hanno organizzato un presidio di fronte ai cantieri, per difendere l’ennesimo polmone verde attaccato dalle ruspe e dal cemento.
Il 19 settembre, durante un picchetto, alcuni cittadini sono stati spostati con la forza e identificati da polizia e carabinieri. I possenti alberi secolari sono stati abbattuti, tutti.
Io c’ero e l’effetto è stato toccante, non solo per il boato generato dalla caduta dei giganti verdi ma anche, e forse soprattutto, per la volontà calpestata di chi il quartiere lo vive da anni, da generazioni.
Successivamente a questo atto di forza è stato ottenuto un incontro al Campidoglio, con il sindaco e con gli assessori alla mobilità e all’ambiente. Come cittadini abbiamo portato la richiesta di fermare il taglio di alberi secolari sottoposti al vincolo di verde storico, per effettuare ulteriori verifiche e per elaborare possibili soluzioni alternative di mobilità. Ci siamo appellati ai tre punti cardine del programma elettorale del sindaco Marino: beni comuni, partecipazione e discontinuità con la precedente giunta Alemanno. Il sindaco non si è presentato all’incontro e i tre punti si sono rivelati solo ammalianti promesse da campagna elettorale. Infatti l’assessore alla mobilità Guido Improta e quello all’ambiente, Estella Marino, hanno dato risposte vaghe ed evasive non mostrando volontà di fermare alcunché.
Allarmati, il giorno successivo siamo tornati a far sentire le nostre voci, davanti ai cantieri di Roma Metropolitane, il 23 settembre, a piazzale Ipponio dove i numerosi platani, piantati subito dopo la seconda guerra mondiale, sarebbero stati rimpiazzati da colate di cemento, compressori e cabine elettriche, sotto ai balconi dei residenti. Come membri di diversi comitati di quartiere, associazioni esingoli cittadini, ci siamo introdotti nel cantiere di Consorzio Metropolitane di viale Ipponio e abbiamo bloccato pacificamente i lavori per qualche ora. Alcuni di noi si sono posizionati sotto un albero che gli operai avevano già iniziato a segare, bloccandone il taglio, mentre altri 5 si sono incatenati ad un leccio. Sul posto sono giunti carabinieri e polizia che, dopo alcune ore, ci hanno sgomberato, facendo riprendere il lavoro di asce e motoseghe. Altri alberi sono caduti sotto i colpi dell’arroganza di Roma Metropolitane e di una giunta che non ascolta i suoi stessi elettori. Così come non ci ha ascoltato la presidentessa del VII municipio con delega all’ambiente, Susanna Fantino, che non ha fatto nulla per aiutare i cittadini del suo municipio, lasciando soli i consiglieri municipali che ci stanno sostenendo.
Dall’azione di blocco del cantiere abbiamo ottenuto la magra consolazione di un’audizione pubblica alla commissione mobilità il 2 ottobre e il fermo dei lavori fino a quella data.
Il 24 settembre abbiamo convocato un’assemblea pubblica nei giardini di piazzale Metronio, a cui hanno partecipato più di cento abitanti del quartiere, tutti invitati a partecipare all’audizione pubblica fissata per il 2 ottobre.
Durante l’audizione, che si è rivelata una riunione congiunta di quattro commissioni, ambiente, mobilità, bilancio, lavori pubblici, è iniziato un nuovo sbancamento. La rampa del belvedere Cederna, sopra alla stazione metro Colosseo, è stata distrutta per fare spazio ai cantieri della linea T3. Nel corso dell’audizione, nonostante fossero previsti gli interventi di alcuni cittadini e referenti di comitati, non è stato dato alcuno spazio alle parole di chi si sta opponendo a questo scempio, con totale negazione della millantata partecipazione della neo giunta Marino. Oltretutto l’assessore Improta, durante la riunione, ha ribadito l’intenzione di continuare i lavori interrotti, fino a piazza Venezia, noncurante dei pericoli, del patrimonio storico e archeologico, dell’impatto ambientale che sta trasformando la più bella cartolina di Roma, i Fori, in un cantiere permanente.
Un’amministrazione sorda, collusa e per nulla interessata a formulare un piano mobilità più congeniale al territorio romano.
La prossima vittima dello scempio perpetuato a quattro mani, dalla neo eletta giunta e da Roma Metropolitane, saranno i i giardini di Villa Rivaldi, a due passi dai Fori Imperiali, annoverata tra i beni culturali e storici tutelati dal codice dei beni culturali.
Marino, in perfetta linea di continuità con chi lo ha preceduto, sacrifica ancora una volta agli interessi privati e alla cementificazione il patrimonio storico e paesaggistico della città.
Ma non ci si può arrendere. Continueremo a percorrere la via delle azioni simboliche, l’elaborazione di proposte alternative e una possibile via legale che ci porti non solo a fare chiarezza ma a bloccare l’ennesima opera inutile e dannosa per molti, iniziata dal 1990 per una spesa di circa 5 miliardi di euro di cui 792 milioni solo per la tratta T3.
Siamo convinti che esistono possibili alternative praticabili come il potenziamento delle linee tramviarie e delle aree ciclabili, quello che manca è la volontà politica di attuare cambiamenti che rimettano al centro le necessità e i bisogni di ogni singolo cittadino.

Chiara Franceshini