Assemblea nella sala rossa del VII Municipio in difesa del ART. 138 e della Costituzione

megafono_apertura_AIl cineasta Ken Loach, in un’intervista di qualche anno fa, rifletteva così riguardo lo stato attuale della società. “L’essenza è trovare sempre l’umanità, qualunque situazione tu stia esplorando, e trovare momenti di resistenza e scelta nei quali ci sia una lotta connaturata. (…) A breve termine non si può essere ottimisti perché la gente è costretta ad affrontare una spirale di declino. Ma nel lungo termine credo di essere ottimista perché le persone comunque si difendono. È quello che dà la forza di alzarti la mattina”.
La stessa forza di cui parla Ken Loach è quella che anima da sempre chi vive, abita e attraversa le zone di Cinecittà e del Quadraro e che lo scorso giovedì 21 novembre ha animato che ha partecipato all’incontro tenutosi nella Sala Rossa del VII Municipio e soprattutto le lavoratrici e i lavoratori dello stesso.
A loro, che dal 7 novembre indossano una fascia a lutto con la parola “Costituzione” in evidenza, si deve infatti l’idea e l’organizzazione di questa assemblea.
Assemblea voluta in difesa della nostra Costituzione, contro la manomissione dell’art.138, l’articolo che stabilisce le procedure di modifica della Carta, proposta da 42 parlamentari, i cosiddetti “saggi” designati dal Presidente Giorgio Napolitano.
Questo il tema dell’iniziativa a cui hanno aderito diverse forze sociali e politiche del territorio e non solo: Cinecittà Bene Comune, la sezione dell’ A.N.P.I. “Nido di vespe”-Cinecittà e Quadraro, l’Associazione culturale “La lotta continua” e il C.S.O.A. Spartaco.
Sono stati invitati a partecipare come interlocutori principali il Presidente dell’A.N.P.I. di Roma, Francesco Polcaro e Gianni Ferrara, professore emerito di Diritto costituzionale.
L’assemblea era presieduta da Nicola Porcelli in rappresentanza dei lavoratori del VII Municipio e segretario della Sezione A.N.P.I. “Nido di vespe“, Pierangela Frau di Cinecittà Bene Comune e Marco Bucci del C.S.O.A. Spartaco.
Nicola Porcelli ha introdotto l’incontro sottolineando l’importanza della nostra Costituzione che trae fondamento e ispirazione dai valori della Resistenza e in particolare dall’antifascismo di chi ha pensato e combattuto per un modo migliore di vivere per se e per gli altri.
Gianni Ferrara, che ha vissuto gli anni del dopoguerra, ha ricordato la forza dei contenuti della Carta costituzionale depositaria non solo delle idee di chi ha partecipato alla Lotta di Liberazione, ma dei principi che fanno riferimento alla Rivoluzione Francese, quali la vocazione libertaria, l’uguaglianza e la sovranità popolare, e soprattutto ha parlato della Carta costituzionale come espressione e baluardo anticapitalista del Movimento operaio.
Francesco Polcaro ha poi ribadito l’importanza di un modello di vita democratico e ugualitario che nostra Costituzione tutela e garantisce. Ha inoltre lanciato l’appuntamento che si terrà il 10 dicembre in p.zza Monte Citorio per un presidio promosso dall’ A.N.P.I. Nazionale , poiché l’11è indicata come data possibile dell’ultima votazione alla Camera.
Anche Valerio Porcelli ha evidenziato il sopruso che una modifica dell’art. 138 rappresenta. Ci sono stai poi momenti di riflessione grazie agli interventi appassionati e incisivi di Pierangela Frau e Marco Bucci.
Pierangela Frau ha posto l’attenzione sulla profonda modernità della Carta costituzionale e la necessità che questa sia attuata e non modificata a favore di un ceto politico arrogante e aggressivo che sostiene finanzieri e speculatori.
Marco Bucci ha offerto uno sguardo inedito rispetto all’esigenza di un cambiamento radicale dell’ordine esistente, ricordando l’esperienza di alcuni Paesi dell’America Latina la cui Costituzione è pura espressione della volontà popolare.
La Sala Rossa quindi lo scorso 21 novembre è stata teatro di discussione autentica e vivace. Le persone presenti hanno dato voce al loro dissenso e hanno manifestato la loro continua lotta per la libertà, a dispetto di un’oppressione capitalistica istituzionale e la volontà di non rendersi cittadine e cittadini vulnerabili alle costrizioni di una classe politica corrotta e piegata ai dettami di un’economia liberista e per questo feroce.

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