Storie di scuola nel nostro territorio

Don Roberto sardelli

Don Roberto sardelli

“La scuola di Stato ha chiuso. Noi continuiamo con più impegno a portare avanti la nostra scuola. Alcuni sono stati promossi, altri rimandati. Abbiamo dovuto lottare un anno intero per sfuggire alla selezione della scuola di Stato. Questa non fa tutto il suo dovere , ma alla fine pretende di giudicare gli alunni col bilancino. La funzione  della nostra scuola è più alta di un titolo di studio, di un voto. L’impegno è verso una più ampia coscienza culturale e politica che nulla cede alla tentazione borghese del titolo di studio, e del voto.” Numero 54 di “ Scuola 725”, 1970 (Tratto dal libro “Vita di borgata” di Roberto Sardelli)

Queste poche righe raccontano con efficacia l’esperienza  umana, pedagogica e politica nata, grazie a don Roberto Sardelli , in una di quelle che venivano  chiamate “baracche”, costruite a ridosso dell’Acquedotto Felice intorno agli anni settanta. Il numero civico della baracca che ospitava la scuola era il 725, 9 mq in cui si creava cultura, anche per chi forzatamente viveva ai margini della società.  Quelle povere case e i palazzoni del  quartiere dormitorio di Cinecittà erano lo specchio di un’Italia in crescita, ancora inebriata dal boom economico, ma non in grado di trovare risposte adeguate per accogliere il gran numero di famiglie che dal centro e dal sud partivano in cerca di lavoro e di un futuro migliore per  i propri figli. La scuola statale   di quegl’anni mostrava tutti i difetti di un’istituzione ancora molto legata ad un modello intriso di cultura fascista , intristita spesso dall’autoritarismo e con un corpo docente arroccato nella sua condizione di privilegio sociale e culturale.  Gli alunni erano semplicemente dei contenitori da riempire con tutte le nozioni che gli insegnanti  avevano il dovere di  travasare in loro. Non esisteva tra docenti ed alunni la benché minima possibilità di dialogo, tutto restava cristallizzato ed immobile, mentre le vite di quegli alunni erano già frutto di realtà sociali ed umane  in mutamento. Esistevano le classi “differenziali”, in cui venivano relegati gli alunni “difficili”, in base  ad una  gamma di problematicità false e a presunte differenze, legate in realtà solo alla difficoltà della scuola di rispondere alle esigenze di ciascuno di quei bambini.  La legge 1859 del 31 dicembre 1962 stabilì che “possono essere istituite classi differenziali per gli alunni disadattati scolastici”: esse possono avere un calendario speciale con appositi programmi e orari di insegnamento”. Chissà quanti bambini  delle famiglie che agli inizi degli anni sessanta abbandonarono i paesi  d’origine del centro e del sud  in cerca di lavoro, si ritrovarono a far parte, insieme ad altri, delle “classi differenziali”.  Anche nelle scuole del nostro municipio si formarono in quel periodo le classi di alunni “diversi”, provenivano spesso da famiglie numerose, povere, con un livello di istruzione basso (terza o quinta elementare), o semplicemente  con tutte le difficoltà  legate ad una situazione di immigrazione: ricerca di una casa, depressione, solitudine. La denuncia  di una scuola così classista cominciò a farsi spazio in nuove  pratiche educative. L’esigenza di cambiamento  bussava ormai alle porte dell’ istituzione scolastica e Il libro di Don Lorenzo Milani “Lettere a una professoressa”, del 1967, in cui si criticava in modo particolare la prassi comune della bocciatura,  divenne il simbolo di questa esigenza. Alla scuola si chiedeva di assolvere non ad un compito selettivo bensì formativo, si giunse così al  grande rinnovamento con il tempo pieno e il superamento del maestro unico, alla legge sull’integrazione degli alunni con handicap, ai Decreti delegati che aprirono finalmente le scuole alla partecipazione attiva dei genitori, docenti e alunni. La scuola primaria divenne in quegli anni la più innovativa a livello internazionale. Ma il percorso rinnovatore si è ormai bloccato a causa delle politiche liberiste che stanno tagliando pesantemente la spesa sociale e con essa la scuola. Quale futuro stiamo costruendo per la scuola pubblica statale?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...