SCATTANO I SIGILLI PER LO STORICO CENTRO SOCIALE CORTO CIRCUITO – L’ANIMA PULSANTE DEL QUARTIERE LAMARO ANCORA UNA VOLTA IMPEGNATO IN UNA LOTTA CONTRO L’INGIUSTIZIA E LA FALSITA’

Il 18 Aprile il centro sociale ha incontrato il Vice- Sindaco Luigi Nieri per un confronto serrato con l’amministrazione.

Il centro sociale Corto Circuito dal 1990 opera nel quartiere Lamaro a Cinecittà e da sempre rappresenta un luogo di aggregazione e residenza di innumerevoli attività sociali e culturali fondamentali per i residenti del quartiere. In particolare la palestra popolare, che è stata realizzata all’interno dell’area, ha raggiunto negli anni livelli sportivi ammirabili. Frequentato da centinaia di persone, è riconosciuto come una delle realtà più dinamiche del territorio dal punto di vista dell’attività politica.

La campagna per la ricostruzione del centro sociale e i sigilli

Il corto circuito, sorto nei locali da anni abbandonati del Comune di Roma in via Filippo Serafini 57, ora è oggetto di un pretestuoso attacco da parte della magistratura anche se non ci vuole molto a capire che l’offensiva è politica e di parte.  Di fatto venerdì 7 marzo, alle 7 del mattino, un gruppo di circa una quindicina di vigili urbani accompagnati da alcuni agenti in borghese della Digos, si sono introdotti senza nessun preavviso all’interno del centro sociale per apporre i sigilli all’osteria popolare su richiesta di un noto PM più volte protagonista di accuse che poi si sono rivelate false nei confronti delle realtà del movimento romano. Il reato lascia perplessi e  fa indignare , trattasi di un abuso edilizio di un muretto di contenimento del forno dell’osteria di circa un metro e di un tendone di plastica amovibile ma ampio una decina di metri quadrati. Ciò che ci deve far riflettere è la rapidità di esecuzione della magistratura e degli organi competenti compreso l’ufficio tecnico che ha gli armadi pieni di esposti  datati da mesi e con ben più gravi abusi anche per entità. Gli inquirenti si apprestano ad intervenire invece con estrema fermezza e rapidità addirittura imponendo il blocco immediato delle attività al centro sociale per molto poco. Non possiamo tralasciare la tipologia e le cause dell’abuso che viene attribuito agli attivisti: un forno peraltro già esistente semplicemente spostato per dare continuità al servizio di ristorazione, qualche tempo dopo che un incendio accidentale ha distrutto un intero padiglione di circa 400 metri quadri all’interno dell’area del centro sociale. L’altro abuso, Il tendone, montato proprio per permettere la continuazione di una parte delle attività  irrinunciabili per moltissimi giovani del quartiere che si svolgevano nei locali andati distrutti lo scorso luglio. Questo attacco si aggiunge alle pretestuose richieste del Comune di Roma di far pagare 500 mila euro di arretrati agli occupanti della struttura in un periodo caratterizzato fra l’altro da una intensa campagna di autofinanziamento per la ricostruzione del padiglione andato distrutto dall’incendio.

La storia del Corto Circuito

Infatti come da sempre il Corto circuito è una realtà autogestita che per le sue preziose  attività offerte al territorio non ha mai gravato sulle tasche dei contribuenti o sulle casse del Comune. Anche la ricostruzione sarà frutto dell’autorganizzazione e dell’ iniziativa indipendente da chi da 25 anni lo gestisce gratuitamente. Ci chiediamo perchè tanto accanimento? Qualcuno dovrebbe ricordare che nel 91 un altro incendio distrusse un padiglione del Corto Circuito. Quella volta le fiamme furono dolose con tanto di rivendicazione di matrice fascista e si trattò di un attentato, dove perse la vita il giovane di 21 anni Auro Bruni per il quale non fu mai trovato un colpevole e le indagini degli inquirenti si fermarono straordinariamente quasi subito. Oggi , con la scusa di un altro incendio qualcuno vuole ritornare alla carica cercando di chiudere un luogo che negli anni si è fatto sentire sulle piazze di tutta Italia in tante mobilitazioni, promuovendo molteplici percorsi di movimento sempre in difesa dei diritti e della giustizia sociale e avviando laboratori politici innovativi sul piano della comunicazione e delle pratiche del conflitto. Un esperienza politica molto avanzata che tra l’altro si caratterizzo’ per una stagione di incursione istituzionale, ora mai terminata, riuscendo a far eleggere  fra i banchi del Comune di Roma, consiglieri “corsari” come Nunzio D’Erme , famoso per aver portato il letame sotto casa di Berlusconi quando era capo del Governo e Andrea Alzetta detto Tarzan, il consigliere dei senza casa.

L’assemblea con il vice-sindaco Luigi Nieri

Il 18 aprile abbiamo assistito ad un’assemblea affollatissima con più di 300 partecipanti che si è svolta all’interno del centro nel quale ha preso la parola anche il vice Sindaco di Roma Luigi Nieri e alla quale hanno partecipato altre figure istituzionali tra le quali il Presidente del Municipio VII Susy Fantino, l’assessore municipale Daniela De Lillo e la Presidente della commissione servizi sociali della Capitale Erica Battaglia. Sono intervenuti numerosi rappresentati di diversi centri sociali della città come il Teatro Valle, L’angelo Mai di recente alle prese con problemi simili, Acrobax, Esc, Strike, il 32 , Spartaco, Sans Papier, SCUP e molti altri. Anche questi interventi hanno ribadito la necessità di non criminalizzare l’autogestione che a Roma conta più di 40 occupazioni tra centri sociali, teatri e cinema recuperati all’abbandono, avvalorando la grande ricchezza di cui queste realtà sono fornitrici non solo in termini di sostituzione di servizi per i giovani a cui dovrebbe far fronte l’istituzione pubblica garantendo i livelli di accessibilità ma anche per la capacità che hanno avuto nel tempo di proporre nuovi modelli di socialità e di proposte di cultura contemporanea, fino ad una nuova idea stessa di città in contrapposizione ai profitti, la rendita finanziaria e alla speculazione edilizia.

A latere della lunga assemblea abbiamo incontrato Franco esponente del centro sociale Corto Circuito che ha esposto alcune riflessioni sull’assemblea “Nell’incontro abbiamo voluto ribadire al vicesindaco e all’amministrazione della città che i centri sociali svolgono a Roma un ruolo fondamentale, offrendo non solo spazi per la socialità, ma anche servizi quali accesso alla cultura, allo sport e all’istruzione che dovrebbero essere erogati dal comune che invece (illegalmente) non adempie.  Che tutto questo avviene in stabili abbandonati, spesso da anni,  lasciati al degrado (altra grave negligenza istituzionale)  che sono stati restituiti alla cittadinanza e resi agibili e decorosi dal lavoro di chi li ha occupati  e che quindi non dobbiamo alcunché al comune di Roma, ma piuttosto riteniamo di essere in credito”. Ha aggiunto sul caso specifico del centro sociale di cui fa parte  “Abbiamo voluto ricordare che la mancanza di autorizzazioni delle attività è ovvia dato che si svolgono in spazi occupati e che proprio l’estraneità ai meccanismi burocratici  ha fatto si che queste fossero accessibili  ad un maggior numero di persone, ovvero quelle che non trovano alcuna risposta dalle istituzioni e che sono, purtroppo, un numero sempre più grande”. Sull’intervento del Vice sindaco Luigi  Nieri, fra l’altro colpito sulla stampa ufficiale per aver incontrato coraggiosamente e in controtendenza alle istanze istituzionali in maniera pubblica, alcuni esponenti dei movimenti di lotta per la casa e per essersi interessato a questo tema sentito nella città soprattutto dal mondo giovanile che a migliaia frequenta quotidianamente i centri sociali , Franco ci spiega “sebbene il vicesindaco si sia dimostrato solidale e non ostile alle nostre posizioni non possiamo ritenerci soddisfatti come centri sociali, sia perché le soluzioni per le diverse criticità presenti nella città sono lungi dal venire, sia perché le azioni scellerate della magistratura contro gli spazi occupati e le occupazioni abitative continuano, come riportato dalla cronaca di questi giorni” . La parola di Nieri che abbiamo raccolto durante l’assemblea ci sembra debole ma sincera “sono disponibile al dialogo continuo ma non nascondo le difficoltà che questa amministrazione prova di fronte a questa come ad altre situazioni in cui viene chiamata ad intervenire con urgenza e risolutezza”. Il vice Sindaco ha poi aggiunto di essere disponibile ad aprire un confronto coi centri a partire dal Corto Circuito per verificare una possibile soluzione in termini di delibere e atti da produrre in sede istituzionale, ma a questo sembra che i centri contrappongano una problematicità politica più profonda e legata alla fase storica che colpisce le forme della democrazia e del pubblico, favorendo i privati e la svendita del patrimonio statale per risanare una crisi che nasce altrove. La politica quindi sembra essere ancora una volta insufficiente e non basterà una semplice delibera o tavolo di confronto per uscire da questa situazione che coincide con tante altre come la lotta per il diritto alla casa che si è manifestata in questi giorni, al problema dei licenziamenti, delle privatizzazioni e dei tagli ai servizi pubblici. Nel frattempo L’attacco è ancora in corso e i poteri forti della città di Roma non possono certo essere considerati estranei ad esso, basti pensare,  ad esempio,  alla campagna diffamatoria messa in atto contro i movimenti da “il messaggero” quotidiano controllato dal noto costruttore/saccheggiatore romano Francesco Gaetano Caltagirone.

 

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