IL POLICLINICO TOR VERGATA VERSO IL DECLINO

policlinicoQuello che era considerato Il fiore all’occhiello del nostro territorio, in termini di servizi medico sanitari, rischia di essere smantellato. Il costante peggioramento di servizi e di efficienza a cui assistiamo da tempo, coincide con la sperimentazione della gestione dell’ospedale da parte di una fondazione privata, concepita per agevolarne il funzionamento. Questa nuova conduzione privata ma finanziata con fondi pubblici del polo ospedaliero, era stata imposta al fine di eliminare gli sprechi e migliorare l’efficienza, gli effetti però sono stati profondamente diversi.

Gli ultimi bilanci aziendali sono in rosso e i debiti accumulati sono vistosamente cresciuti rispetto al passato in controtendenza alla domanda in costante aumento della cittadinanza. I dati di afflusso registrati infatti, testimoniano intasamenti del pronto soccorso e mancanza cronica di posti letto. Da anni i cittadini rivendicano l’apertura di reparti fondamentali ai bisogni del territorio -quali pediatria e sala parto- nonché di una delle tre torri della struttura da sempre abbandonata e fuori servizio. Con l’ elezione di Novelli a nuovo rettore del Policlinico Tor Vergata, si è tornati a parlare della trasformazione di questo polo ospedaliero in istituto di Ricerca a carattere scientifico, specializzato soltanto in alcuni ambiti medici. Direzione giustificata dalla scelta governativa di incentivare finanziariamente più la ricerca che la sanità in generale. La mancanza di economie, pertanto, potrebbe trasformare l’ospedale in un istituto di ricerca depotenziando gravemente il pronto soccorso-di fatto già al collasso-e i servizi di base. A ciò si aggiunga che la regione Lazio, organo responsabile della gestione dei fondi, dichiara di non averne per il mantenimento di queste attività come si evince dal blocco delle assunzioni. Negli scorsi anni, per questi stessi motivi, sono stati chiusi alcuni presidi sanitari pubblici territoriali-come Medicina Solidale che ha dovuto cessare la sua funzione ufficialmente per mancanza di certificazione-contribuendo pesantemente a congestionare il pronto soccorso, servizio irrinunciabile per la cittadinanza di quartieri popolari e con forti necessità come Cinecittà e Tor Bella Monaca.
Di fronte alla mancanza di fondi, che rischierebbe di smantellare un servizio fondamentale per un bacino di seicentomila utenti, gli sprechi continuano ad essere molti e le scelte gestionali poco chiare. Reparti già completamente attrezzati con macchinari costosissimi, pagati da noi contribuenti e mai utilizzati, vengono tenuti chiusi. Il Policlinico presenta inoltre una grande necessità di sangue e di emoderivati puntualmente acquistati dalle altre regioni per il costo di un milione e mezzo di euro, senza mai aver tentato un investimento o avviato una campagna autonoma di reperimento sul territorio. Ci sono poi delle concentrazioni abbastanza particolari di posti privilegiati. A detta del personale medico compaiono ben nove capisala nell’area critica quando ne basterebbero meno, in chirurgia se ne trovano sette quando uno per turno sarebbe sufficiente. A ciò si aggiunge la chiusura di un piano dell’edificio riservato alle degenze, là dove è stato riscontrato un deficit di trecento posti letto rispetto alla popolazione del quadrante servito dall’ospedale e dove si registrano moltissimi distaccamenti di personale impiegato per il Policlinico Tor Vergata verso altri ospedali. A questi si devono aggiungere tutti i lavoratori che non sono personale medico, dai portantini agli addetti delle pulizie, ai manutentori che sono lavoratori assunti da cooperative attraverso appalti milionari che non fanno altro che aumentare i costi per far spazio ai profitti privati e offrono condizioni di lavoro fortemente precarie e sottopagate.
Quello che fa paura in questa vicenda è il fatto che sembra che la politica del mal funzionamento sia alimentata proprio da una volontà interna all’ospedale, da una gestione poco chiara e complice, per favorire interessi personali e altre strutture sanitarie private che del declino del servizio pubblico fanno la loro fortuna. Da questo punto di vista bisognerebbe fare trasparenza su alcune figure e cognomi come il noto imprenditore capitolino Ciarrapico, presente nell’ospedale e nell’università con figlia e genero che ricoprono ruoli di rilievo ma con molti interessi particolari in altre strutture di proprietà che operano nel settore sanitario e in quello delle cliniche private presenti nella città di Roma. Tra queste spicca il Policlinico Casilino, struttura privata e convenzionata con fondi pubblici situata a pochi centinaia di metri da Tor Vergata, interessata da una cantierizzazione faraonica con investimenti milionari finalizzati al potenziamento. Il declino del policlinico Tor Vergata merita sicuramente l’attenzione della cittadinanza, di chi ci lavora e soprattutto della politica. Per ora la nuova giunta regionale Zingaretti, a differenza delle precedenti amministrazioni, ha dato per fortuna un solo anno di proroga alla Fondazione nella gestione dell’ospedale ma sul futuro non si hanno certezze di inversione di tendenza. Una Fondazione privata che se avesse funzionato bene, avrebbe comunque dovuto at tirare capitali privati, magari esteri, che avrebbero di conseguenza indirizzato il policlinico universitario, la sua attività e le risorse economiche nella ricerca farmacologica, concentrandosi sul perseguimento dei profitti a discapito del diritto alla salute.

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