L’antenna di via Francesco Gentile 135 non sarà attivata e deve essere rimossa

antenna via Gentile 135

L’antenna SRB posizionata quasi di tre anni fa sul tetto di un edificio privato in via Francesco Gentile 135, nel quartiere di Cinecittà Est, non sarà attivata. L’installazione del ripetitore per telefonia mobile era stata duramente contestata dai cittadini della zona perchè una volta attivata avrebbe sicuramente messo in pericolo non solo la salute dei cittadini dei palazzi vicini, a causa delle onde elettromagnetiche prodotte dal ripetitore, ma soprattutto quella dei bambini che ogni giorno si recano a scuola nel vicino complesso scolastico a meno di 100 metri dall’antenna e che conta più di 1000 fra bambini e ragazzi dell’asilo, delle elementari e delle medie. L’azione dei cittadini che respinsero i tecnici della Wind impedendogli di effettuare l’attivazione, la sospensiva prodotta dall’ex Presidente del X Municipio Sandro Medici e la successiva sentenza del Tar, in seguito al ricorso dei cittadini riuniti nel Comitato Spontaneo No Antenna, che aveva dichiarato il ripetitore senza titolo autorizzativo per l’errata procedura seguita dai gestori e quindi illeggittimo, avevano fatto prospettare un buon esito per questa problematica fino a quando sono stati presentati i ricorsi al Consiglio di Stato da parte di Wind, Ericsson e del Comune di Roma. Fortunatamente il tribunale ha confermato la sentenza del Tar dello scorso gennaio 2014 riconoscendo le ragioni dei cittadini e respingendo gli appelli dei gestori e dell’amministrazione cittadina.

Ci ausichiamo che la sentenza faccia giurisprudenza perchè, oltre a ritenere fondati gli elementi strettamente pertinenti al caso di via Francesco Gentile 135, il Collegio si esprime chiaramente in merito a due elementi, confermati due giorni fa dalla sentenza del Consiglio di Stato, mutando di fatto l’orientamento della giurisprudenza in materia di inquinamento elettromagnetico:

1) Il Protocollo d’Intesa, sottoscritto tra i Gestori di telefonia e il Comune di Roma, pur collocandosi come fonte normativa secondaria rispetto alla normativa statale, è parte integrante del procedimento amministrativo e non può essere ignorato;

2) La distanza di 100 metri rispetto ai siti sensibili va comunque presa in considerazione, sia per edifici pubblici che privati, proprio nell’applicazione del principio prudenziale di precauzione con riferimento ai possibili danni per la salute pubblica.

A questo punto è chiaro che, per salvaguardare la salute pubblica dei cittadini dall’inquinamento elettromagnetico causato dalle antenne per la telefonia mobile, è necessaria una legislazione a livello nazionale che limiti e regoli l’installazione delle antenne. Anche la città di Roma ha bisogno di un piano regolatore che sappia coniugare il servizio con la salvaguardia dell’ambiente e della salute, ponendo un argine alla liberalizazzione del mercato che ha prodotto un proliferare di antenne che raggiungono attualmente le 3000 unità (ben al di sopra della capacità richiesta per essere dotati di un ottimo sistema di comunicazione) e delocalizzando gli impianti fuori dai centri abitati.

Garantire la libertà di iniziativa economica degli operatori e la “libertà di antenna” ha infatti innescato una competizione nel mercato delle telecomunicazioni che ha portato all’esistenza di molte reti concorrenti e ad un crescente impatto in termini di inquinamento elettromagnetico. Tale modello risulta meno efficiente rispetto alla costruzione di pochi impianti ed infrastrutture condivise dai vari operatori, in termini di costi dei servizi che ricadono sui consumatori, di impatto ambientale e paesaggistico, degli effetti sulla salute umana ed infine di copertura della banda larga. A causa di questa “concorrenza”, troviamo molte reti delle quali nemmeno una copre interamente il territorio, impianti di eguale potenza e frequenza, molto ravvicinati e che rischiano di creare oltretutto interferenze, oscurarsi a vicenda e portare all’uso di potenze trasmissive crescenti.

La tenacia dei cittadini di Cinecittà Est ha dimostrato che è ancora possibile far prevalere i propri diritti di fronte alle logiche del profitto privato.
Grande la soddisfazione del Comitato che, sostenuto in questa vertenza territoriale anche dal Comitato Cinest e dalla rete Cinecittà Bene Comune, dichiara: “Fin dai primi giorni il Comitato Spontaneo “No Antenna” formatosi con cittadini per protestare contro il “Mostro” installato senza che il Municipio sapesse nulla…Ha iniziato una lotta serrata che ha dato i suoi frutti! Quel titolo era abusivo ed i giudici lo hanno riscontrato! Dando così ragione ai cittadini e salvaguardando un bene molto importante per tutti: la salute pubblica sancita dall’art. 32 della Costituzione!”

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