QUALE FUTURO PER IL LAVORO E I DIRITTI A ROMA ? A piazza Don Bosco il PRC ne discute con lavoratori e movimenti

prcdi Fabio Sebastiani Qual è lo stato del lavoro e dei servizi pubblici a Roma? Se ne è parlato al dibattito organizzato sabato scorso in piazza Don Bosco dal Prc. La stessa piazza “espropriata” da Casamonica e dal Pd, ha visto una bella e sentita partecipazione dei cittadini. Il popolo con la “P” maiuscola, che vive i problemi di tutti i giorni,sia per quanto riguarda la magrissima situazione economica sia sul lato delle risposte necessarie che una pubblica amministrazione sempre più inesistente, e sottomessa ai poteri forti, “non sta” producendo per tutelare le persone.

Insomma, se il lavoro è sempre più precario e sotto attacco va quasi peggio per i beni pubblici e per i servizi. Le due cose stanno insieme. E l’obiettivo della tavola rotonda è stato esattamente questo. Pienamente centrato, visto che ad un certo punto è intervenuto spontaneamente un lavoratore del Colosseo che ha parlato dell’odiosa manovra alle loro spalle attuata dal Governo Renzi. “Non ci pagano, non investono una lira, ci sfruttano e poi ci bastonano pure”,ha detto.

Da qualsiasi punto di vista si approcci il tema, il risultato è che occorre far presto a difendersi. Occorre trovare quei punti di unità di azione che producano una risposta e almeno costruiscano un argine. Innanzitutto sui beni comuni, come ha sottolineato Alessandro Luparelli, di Cinecittà Bene Comune, parlando delle numerose vertenze costruite nel territorio. Perché il bene comune è il primo perimetro che ci vede tutti insieme. Tutti insieme contro una pubblica amministrazione che vuole privatizzare a tutto spiano con il solo obiettivo di raccattare qualche soldo e favorire i poteri forti. Come nel caso dell’Atac che potrebbe funzionare meglio se davvero fosse gestita con un criterio da “bene pubblico”. Ne soffrirebbe meno anche il lavoro, e i lavoratori, come ha messo in evidenza Leone Lazzara (dir. Reg . Filt/Cgil). L’obiettivo è chiaro, soffocare l’azienda pubblica per costringere i cittadini a “benedire”il privato. E’ quello che sta accadendo nella sanità, per esempio, come ha documentato Pio Congi (Lavoro Privato Usb), che ha addossato la responsabilità anche alla “mala informazione”. E che presto accadrà in alcuni servizi come quelli all’infanzia. La lotta delle educatrici e maestre precarie, come ha spiegato bene Daniela Volpe, rsu del Comune di Roma, sta lì a testimoniarlo. La precarietà non può essere il criterio permanente quando si tratta di educazione dei bambini. E la costruzione di un fronte di lotta che va dalle mamme alle maestre non può che confortare.  E invece con la Buona Scuola è proprio quello che si vuole affermare. Attraverso la retorica della regolarizzazione degli insegnanti precari in realtà si vuole far passare lo strumento della valutazione, ovvero la guerra di tutti contro tutti. Uno “stile” che ridurrà l’educazione a un mucchio di cenere. Perché chi ha fatto i suoi conti, come ha spiegato bene Francesco Cori, rsu Flc-Cgil, sa bene che solo così si può governare un sistema allo sbando che non ha più idee e criteri, progetti e finalità. Il ricatto, ha sottolineato Cori, serve al controllo e il controllo serve a gestire l’emergenza”.
Ha introdotto il dibattito il segretario del Circolo Prc “Luigi Longo”.

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