CASA DELLE DONNE LUCHA Y SIESTA : CON GLI OCCHI DELLE MADRI, DELLE FIGLIE, DELLE SORELLE

Foto Lucha 1PRESENTAZIONE NELLO SPAZIO DE “LA TENDA CONTRO LA CRISI” DEL PROGETTO CASA DI SEMI-AUTONOMIA DURANTE LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

 

“Nessun essere umano e nessun gruppo deve definirsi o essere definito sulla base di un altro essere umano e di un altro gruppo.”
Carla Lonzi

Per capire il valore e la funzione che uno spazio come la Casa delle Donne Lucha y Siesta ha sostenuto nel corso di questi anni, è necessario pensare alla passione e alla tenacia che un gruppo di donne hanno messo in gioco per la costruzione di un’idea diversa del vivere femminile, in un luogo libero e liberato.
Una testimonianza di questo è avvenuta lo scorso mercoledì 25 novembre in un altro luogo di resistenza, anche questo pensato e fortemente voluto dalla Rete territoriale del VII Municipio Cinecittà Bene Comune, quello de “La Tenda Contro La Crisi”. Esperienza proposta per il terzo anno consecutivo in questi giorni, fino al 7 dicembre in Piazza dei Decemviri.
Le donne che gestiscono la Casa di Lucha y Siesta hanno scelto di presentare proprio in questa piazza e nella giornata dedicata alla lotta contro la violenza maschile sulle donne, il progetto da loro vinto attraverso un bando di gara finanziato dalla Tavola Valdese, grazie ai fondi dell’otto per mille, di una casa di accoglienza in regime di semi-autonomia. Il progetto destinato alle donne con figli, partirà dal prossimo gennaio e avrà la durata di dodici mesi.

Le case di semi-autonomia sono quelle strutture, cosiddette di secondo livello, per donne che non hanno ancora raggiunto una piena indipendenza al momento della dismissione da un centro anti-violenza o da una casa rifugio.
La Casa di Lucha è nata da un progetto politico profondamente sentito e partecipato di un gruppo di donne, che prevedeva fin dall’inizio un disegno di accoglienza abitativa messo in atto, attraverso il recupero di un vecchio stabile abbandonato risalente agli anni Venti, proprietà Atac.
Attraverso la riappropriazione di un bene pubblico in disuso, in realtà è stato avviato un percorso importante di riappropriazione di identità e consapevolezza di genere, necessario in un territorio, sebbene caratterizzato da sempre da una preponderante volontà politica e attivismo civile, dove questo mancava. Un luogo che ha offerto e offre possibilità, grazie al prezioso lavoro volontario delle operatrici, di ascolto, orientamento alle donne in difficoltà. Non solo questo, numerose sono le attività, i corsi, le iniziative dedicate al benessere delle donne, in uno spazio sì pensato e creato da donne per altre donne, ma aperto e fruibile dalla cittadinanza tutta. Questa particolare fisionomia ha sottolineato nel suo discorso introduttivo, incentrato prevalentemente sull’illustrazione del progetto e il percorso che ne ha segnato l’attuabilità, Michela, una delle infaticabili e appassionate responsabili della Casa di Lucha, presenti all’incontro.

Con lei a raccontare il progetto, il proposito di un suo ampliamento e a far emergere una serie di problematiche vissute dai centri di accoglienza, le difficoltà di trovare sovvenzionamenti e spazi adeguati all’ospitalità, in un momento come questo, contraddistinto da uno smantellamento di fatto dello stato sociale, alcune delle donne che gestiscono la casa e che coadiuvano il lavoro delle operatrici. Come la D.ssa Laura Storti, psicoanalista, supervisore di equipe della Casa. La sua storia parla di una particolare sensibilità e profonda conoscenza e competenza rispetto le tematiche femminili e femministe, psicoterapeuta del Consultorio di psicoanalisi applicata “Il Cortile” alla Casa Internazionale delle Donne. Ha raccontato, durante l’incontro, dei numerosi disagi che si affrontano per mantenere operativi i centri di accoglienza, poiché l’ammontare degli aiuti economici tende a essere sempre più scarno, portando ad esempio la sua esperienza come responsabile del centro di Valmontone “La Ginestra”.

Roberta e Simona, figure essenziali della Casa, attraverso un impegno tenace e costante hanno incontrato, sostenuto e accompagnato, nel corso degli anni, numerose donne in un percorso di liberazione e di riconquista della propria vita. Hanno evidenziato diversi aspetti legati al valore che la realizzazione di un’esperienza del genere assume nello scenario cittadino, anche mediante i rapporti con le altre realtà e associazioni femministe. Inoltre è stata delineata la necessità del coinvolgimento delle istituzioni, se sono disponibili al confronto e a supportare le proposte e i progetti in un ruolo di partenariato. A questo proposito è intervenuta all’incontro anche il Presidente del Municipio, Susi Fantino, che ha ribadito l’assoluto sostegno e riconoscimento da parte della sua giunta alla realtà di Lucha, che incarna attraverso tutta una serie di servizi e attività, una forma ideale di welfare. Ha aggiunto però, quanto sia difficile il processo per rendere attuabile la Legge 33, varata dal Consiglio regionale del Lazio che prevede la concessione di immobili in comodato d’uso a centri anti-violenza, case rifugio e case di semi-autonomia. Susi Fantino ha fatto riferimento anche ad un panorama sociale mutato, nel quale applicare le politiche sociali rivolte alle donne, evidenziando un’assenza di consapevolezza di genere tra le nuove generazioni rispetto a quella maturata nei movimenti degli anni Settanta.

Ha concluso l’incontro Simona, mettendo in luce le contraddizioni vissute nel portare avanti l’esperienza di Lucha y Siesta in una realtà di occupazione, laddove ora il progetto di casa di semi-autonomia e il suo sovvenzionamento, legittima questo spazio da un punto di vista legale, sebbene per la legge lo stabile sia “abusivamente occupato” e sotto sgombero. Le donne della Casa hanno sempre rivendicato il fatto che lo stabile è stato ed è “legittimamente valorizzato” attraverso , va aggiunto, un faticoso autofinanziamento, anche grazie alla generosità di contributi volontari.

Il tema della legalità e la sua natura ambigua e contraddittoria, nella realtà delle esperienze e dei bisogni espressi da queste esperienze, è stato messo al centro dello slogan del manifesto realizzato dalla rete degli spazi e dei collettivi femministi romani, per il 25 novembre.
Dalle parole delle donne che hanno animato questa discussione, è emersa l’esigenza di ribadire la volontà di un senso diverso di legame femminile, che può essere d’esempio per una reale liberazione della donna con l’aiuto, il sostegno, la complicità di altre donne, attraverso la creazione e la salvaguardia di spazi sociali, autentico patrimonio dalle infinite potenzialità della città, in grado di trasformare il contesto socio-culturale e garantire attraverso la loro presenza la tutela dei diritti della comunità di cui fanno parte.

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