TERESA VERGALLI: UNA COMBATTENTE PARTIGIANA DELL’EMILIA RACCONTA LA SUA STORIA NEL CUORE DEL QUADRARO

foto Teresa VergalliIn questa foto vediamo Annuska, concentrata, intenta a parlare, in un comizio a Reggio Emilia nella Piazza del Teatro Ariosto l’8 marzo del 1946. Ci appare subito una ragazza dall’atteggiamento attento e volitivo, circondata da altre giovani donne che le prestano ascolto. Annuska è il nome di battaglia della staffetta partigiana Teresa Vergalli e quella ragazza dallo spirito coraggioso e tenace ha scelto di raccontare alcune delle sue esperienze legate alla Resistenza lo scorso venerdì 27 novembre, proprio qui nel cuore del Quadraro, borgata protagonista della Lotta di Liberazione. L’occasione è stata la presentazione del suo libro “Un cielo pieno di nodi” pubblicato da Editori Riuniti. L’incontro è stato organizzato e proposto dal Circolo A.N.P.I. Cinecittà-Quadraro “Nido di Vespe” che da tempo desiderava realizzare un’iniziativa con Teresa, ed ha avuto luogo in uno spazio del quartiere promotore di eventi di cultura e arte, l’Officina Culturale Via Libera.

A fare gli onori di casa uno degli animatori dello spazio, Loris Antonelli, che ha sottolineato la peculiarità dell’Officina che da sempre lavora sui temi dell’antifascismo e ha ribadito la particolare fisionomia del quadrante sud-est di Roma, di questa parte della città che resiste, che da sempre ha una speciale attitudine all’impegno politico e all’attivismo civile. Aurelia Cellitti del Circolo A.N.P.I. “Nido di Vespe” ha introdotto la conversazione con Teresa Vergalli e ha messo in evidenza il tema al centro dell’incontro “Vita quotidiana e Lotta Partigiana”, motivo conduttore della narrativa di Teresa e argomento profondamente presente nel suo ultimo libro.

Lo scenario nel quale si intrecciano le storie raccontate nel libro è quello della provincia di Reggio Emilia e l’orizzonte politico-culturale è quello appartenente alla comunità contadina di quel territorio, contraddistinto da una preponderante consapevolezza di classe che si esprimeva nella pratica antifascista. L’autrice ha narrato le vicende, gli incontri, le difficoltà da lei vissute e le storie di altre donne sue compagne in questa esperienza, ma senza nessun elemento di retorica e sentimentalismo. Le protagoniste della Resistenza, ha tenuto ad evidenziare Teresa, erano sì mosse da un profondo senso di giustizia sociale e libertà, elementi fondamentali del vivere civile, ma percepivano in questo percorso una possibilità di autentica emancipazione e riscatto in un contesto dalle radici maschiliste. Donne che hanno subito l’orrore delle torture, delle violenze subite dai nazisti, i soprusi dei padroni, la paura e la disperazione, i disagi causati da un inverno freddo e ostile, facendo i conti con la scarsità del cibo e i pochi mezzi di sussistenza, i pensieri e le ansie rivolte alle compagne e ai compagni coinvolti nella resistenza armata, e a volte il bisogno di vivere momenti di condivisione segnati da gioia e leggerezza.

In un’esistenza di estrema miseria la Lotta di Liberazione aveva il significato di una prospettiva di vita migliore anche per le generazioni future, e questo senza quel particolare tessuto sociale nel quale le donne hanno avuto un ruolo fondamentale e quella rete di sostegno, di complicità, di soccorso reciproco tra le classi più povere non avrebbe potuto avere luogo. Di questo particolare carattere ha parlato inoltre nel suo intervento Walter De Cesaris, autore del libro “La borgata ribelle” edito da Odradek, che tratta il rastrellamento nazista del Quadraro e la resistenza popolare a Roma. Ha rilevato la necessità di partire dalle storie personali e dalle testimonianze di chi ha vissuto quel periodo per avere un quadro completo degli avvenimenti che ne hanno delineato la storia, segnata dalle azioni di donne e uomini alle prese già con la fatica del vivere ma che al momento opportuno non si sono tirate fuori dal combattere per difendere le proprie idee e valori, quasi un istinto innato, appartenente al popolo del Quadraro.

I partecipanti all’incontro hanno proposto diverse riflessioni sul ruolo essenziale delle donne nella Resistenza e della marcata esigenza di proporre temi inerenti l’antifascismo nelle scuole, vista la presenza anche dell’Assessore alla Scuola del VII Municipio Diego Ciarafoni.
Ha concluso la discussione Teresa Vergalli volendo ricordare la lotta antifascista dei Fratelli Cervi, nel 72° Anniversario del loro assassinio il 28 dicembre di quest’anno e di quanto sia stata preziosa l’attività delle donne di questa famiglia. Teresa ha voluto far emergere il mancato riconoscimento negli anni successivi la Guerra alle combattenti partigiane, a volte dettato delle stesse protagoniste che volevano tacere aspetti drammatici e brutali delle loro esperienze, come le violenze subite durante la prigionia, ma va evidenziato che questo avveniva in un contesto che non favoriva né sollecitava la narrazione di questi avvenimenti e che comunque voleva relegare l’impegno delle donne a un ruolo di secondo piano, e questo avveniva anche e soprattutto nella fila del P.C.I., partito di cui Teresa era militante.

Teresa ha tenuto a rendere visibile la radice popolare del Movimento di Liberazione che accomunava l’intero Paese, facendo riferimento alle vicende legate ad un paese della Basilicata,in provincia di Potenza, Maschito, e la sua storia di Repubblica Contadina Antifascista, nata contro il regime fascista e la monarchia sabauda, il 15 settembre 1943 e durata solo venti giorni. Un popolo di analfabeti si ribella, si riunisce, discute e cancella le leggi fasciste e decide misure economiche e giuridiche contro il latifondo e matura quindi la volontà di cambiare la propria condizione e creare un nuovo modello di organizzazione sociale.

Nelle parole appassionate di Teresa Vergalli, combattente partigiana,c’é il desiderio e l’ostinazione di vivere il presente attraverso lo slancio che ha animato lei e tante altre sue compagne e le sue parole arrivano incisive e cariche di forza morale come in quell’8 marzo del 1946.

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