PRESENTAZIONE DEL LIBRO “A FERRO E FUOCO. FUMI TOSSICI NELLA CITTA’ ETERNA” ALLA CASA DELLE DONNE LUCHA Y SIESTA.

12669586_861866137258024_2940533919154447807_nDa sempre il giornalismo investigativo rappresenta la possibilità, sia per chi realizza l’inchiesta che per i suoi fruitori, di comprendere, approfondire, venire a conoscenza di temi, aspetti, avvenimenti legati a realtà sommerse o ancora non del tutto esplorate. Questo difficile e importante viaggio hanno intrapreso quattro giovani aspiranti giornalisti: Edoardo Belli, Rossella Granata, Elena Risi, Valentina Vivona che, nel 2014, hanno realizzato la video-inchiesta “Anello di fumo”.

Il tema trattato sono i roghi a Roma e lo smaltimento illegale di rifiuti tossici attorno al Grande Raccordo Anulare. L’inchiesta è stata vincitrice della Terza Edizione del Premio giornalistico dedicato a Roberto Morrione, premio voluto e organizzato per promuovere, sostenere e sovvenzionare la realizzazione di progetti d’inchiesta su temi di cronaca rilevanti per la vita politica, sociale e culturale del nostro Paese. Ogni anno il Premio, grazie alla collaborazione con la Casa Editrice Kogoi, offre la possibilità inoltre di vedere tradotta in un testo scritto e pubblicata una delle inchieste vincitrici. E il libro tratto dal video d’ inchiesta “Anello di fumo” è stato presentato la scorsa domenica 31 Gennaio alla Casa delle Donne Lucha y Siesta. Il titolo scelto per il libro è molto evocativo e da subito suggerisce richiami ad alcuni elementi protagonisti della narrazione: “A Ferro e Fuoco. Fumi tossici nella “città eterna””.

A introdurre l’incontro, partecipato da numerose persone, una delle giovani donne che anima questo spazio, Chiara Franceschini, che ha evidenziato l’importanza di questo libro, che permette attraverso l’ inchiesta che propone, in una fase così difficile per la nostra città, di affrontare un discorso politico legato all’ambiente e al territorio. A prendere successivamente la parola una delle autrici, Rossella Granata, che assiduamente collabora inoltre con la Casa delle Donne, che ha sottolineato le molte difficoltà e gli ostacoli incontrati per produrre un lavoro del genere; è molto complicato trovare risorse e finanziamenti per poter fare giornalismo d’inchiesta.

Mara Filippi Morrione, presente all’incontro, promotrice e organizzatrice del Premio, ha raccontato da quale idea di giornalismo prende le mosse questa selezione di progetti rivolta agli aspiranti giornalisti under 31,quella di un giornalismo indipendente, autentico servizio pubblico. Roberto Morrione, al quale il premio è dedicato, aveva ideato e fondato RaiNews24, prima piattaforma digitale della Rai, infatti tutte le inchieste vincitrici sono poi trasmesse dalla stessa..

Sia Rossella Granata che Elena Risi hanno raccontato la costruzione e il percorso del loro progetto, nato dall’idea di indagare la questione dei roghi tossici nei campi rom, causati dai fuochi dei rifiuti delle discariche abusive, nel quadrante Est di Roma. Tutto nasceva prima dell’inchiesta giudiziaria di “Mafia Capitale”, nel loro viaggio di indagine avevano rilevato tutta una serie di illeciti, una catena infinita di connivenze e piccole e grandi corruzioni tra il silenzio delle istituzioni e le inadempienze e complicità delle alte sfere dell’ Ama, dalla gestione dei rifiuti alla gestione dei campi rom.

Quello che poi è emerso durante la ricerca giornalistica è stata la necessità di umanizzarla, di dare voce ai protagonisti, di dare parola a chi viveva questa esperienza, che non ne era il responsabile ma ne subiva i terribili effetti, poiché come è noto il fumo prodotto dai fuochi appiccati nelle discariche abusive è altamente nocivo e pericoloso.

Un incontro, in particolare, ha rappresentato un momento fondamentale sia per l’inchiesta che per l’esperienza del gruppo, quello con Eros D’Ignazio, un ex giostraio Sinti, residente nel Campo “La Barbuta” di Ciampino, che per sopravvivere aveva intrapreso l’attività di ferraiolo, e per questa attività di recupero di materiale nelle discariche abusive e a causa dei fumi tossici si era gravemente ammalato. Eros, aveva inoltre portato la sua testimonianza, in un’iniziativa organizzata circa un anno fa dalla Rete Territoriale Cinecittà Bene Comune, in occasione della proiezione del video “Anello di Fumo” e le sue parole cariche di dignità e segnate da un profondo desiderio di giustizia e ricerca di riscatto avevano molto colpito e toccato i partecipanti all’incontro. A lui il libro è dedicato, come la mostra fotografica allestita nella sala.

Un altro intervento che ha coinvolto e fatto riflettere sull’urgenza di determinate questioni, è stato quello del giornalista Manuele Bonaccorsi. La sua analisi lucida, frutto delle indagini da lui condotte nella Terra dei Fuochi in Campania e nella gestione da parte della Protezione Civile in Abruzzo delle conseguenze del terremoto del 2009, ha messo in evidenza il nodo degli avvenimenti trattati nella discussione: l’emergenza non è solo ambientale ma riguarda da vicino una grande questione economica e soprattutto democratica.

Il rapporto spesso, tra imprenditoria e politica è contraddistinto da illeciti; speculazione e finanza hanno la meglio negli stati d’emergenza proclamati dallo Stato,per esempio a seguito di una crisi ambientale, godendo di fatto di un azzeramento delle norme, una sospensione delle leggi vigenti in materia di tutela e gestione del territorio.

La politica ha derogato al suo ruolo, ed è questo che ha affermato Vanessa Ranieri, avvocata ambientalista dell’Associazione Libera, Associazione da sempre in prima linea nel contrastare le mafie, protagoniste del giro di affari prodotto dallo smaltimento illegale dei rifiuti. Vanessa Ranieri ha manifestato la consapevolezza , maturata nel corso della sua attività, che le responsabilità dei crimini ambientali, non appartengono mai solo ad un singolo, come ad esempio nel caso di Cerroni e il suo monopolio.

A concludere l’incontro sono state le riflessioni di Alessandro Luparelli, esponente della Rete Territoriale del VII Municipio Cinecittà Bene Comune, rispetto ad alcuni eventi legati all’ambiente che riguardano il nostro territorio e le non poche anomalie e incurie ad essi attinenti.

Primo fra tutti il livello delle polveri sottili nel quartiere di Cinecittà, laddove la centralina di rilevamento è situata in luogo non esposto direttamente al passaggio delle automobili, quindi l’esattezza dei dati forniti diventa opinabile;ma anche la grave questione dei disagi e del notevole inquinamento causato dal traffico aereo verso Ciampino; oltre la riqualificazione e la riappropriazione da parte della cittadinanza del Parco di Centocelle, un’estesa area di elevato interesse storico e archeologico. Ha evidenziato la necessità di avere a disposizione esatti dati sanitari rispetto alle incidenze delle malattie provocate dall’inquinamento e infine di quanto siano fondamentali ,in un momento così manifesto di crisi della rappresentanza politica, la partecipazione dal basso, la costruzione di movimenti popolari che denuncino e contrastino il malaffare.

La discussione del libro “A Ferro e Fuoco” ha fatto emergere quindi tutta una serie di fatti, storie e considerazioni che vanno a toccare diversi aspetti della vita di questa città e di quanto a soffrire gli effetti e pagare le conseguenze di bassi giochi di potere e denaro siano poi quella parte di popolazione più vulnerabile, costretta a divenire, anche a causa di una politica istituzionale silente e complice, anch’essa merce di scambio.

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