Percorsi di resistenza dal Kurdistan a Cinecittà

KARIM FRANCESCHI RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DI COMBATTENTE DI KOBANE AL CENTRO SOCIALE CORTO CIRCUITO.

«… È la violenza allo stato di natura e non può piegarsi se non davanti ad una violenza ancora maggiore»

Frantz Fanon, I dannati della terra

La città di Kobane, nel Kurdistan siriano, vicina al confine turco, è divenuta il simbolo della lotta delle milizie curde contro la feroce avanzata dell’Is; avamposto inespugnabile dell’Ypg, le Unità di protezione del popolo, che da mesi conducono una solitaria e dolorosa battaglia di resistenza per difendere la propria terra dalle violenze del Califfato.

Ma quella del popolo curdo è una lotta di liberazione che viene da lontano, una lotta per la libertà che è anche guerra di popolo, la resistenza di un popolo all’annientamento e allo sterminio perpetrati non soltanto dall’oscurantismo del governo turco ma dalla complicità dei governi internazionali e dei loro interessi in Turchia, che trova le sue vere ragioni non solo nelle politiche economiche degli stati e nei traffici illeciti delle organizzazioni internazionali, i cui interessi sono legati alla posizione geografica del territorio curdo; il Kurdistan è diviso tra la Turchia, l’Iran, l’Iraq e la Siria con una presenza negli stati dell’ex U.R.S.S., ma anche nel carattere fortemente rivoluzionario del movimento curdo. Il coraggio espresso dalle donne e dagli uomini curdi nella difesa di Kobane ha spinto un ragazzo italiano di nome Karim a voler partire, raggiungere e unirsi ai combattenti dell’Ypg, per contrastare non solo l’Is, ma difendere la democrazia, il secolarismo, il femminismo, auspicando alla possibilità di vivere in un territorio governato dalle autonomie regionali, dalla democrazia diretta popolare basata sui comitati dei villaggi e sui comitati costituiti dalle donne. Questa esperienza ha avuto inizio nel gennaio 2015 ed è durata diversi mesi, Karim Franceschi al suo ritorno in Italia, grazie alla collaborazione e al sostegno di un giornalista del quotidiano “La Repubblica”, Fabio Tonacci, decide di portare questa storia, la guerra vissuta come vicenda personale e collettiva da un giovane, in un libro dal titolo “Il Combattente”, edito dalla Bur-Rizzoli.

Karim ha scelto di raccontare la sua storia e presentare il suo libro in uno spazio sociale storico della città di Roma e di fondamentale importanza per le persone dalle quali è vissuto e attraversato e per il territorio nel quale è situato, il C.S.O.A. Corto Circuito.

Spazio occupato da 26 anni, crocevia di esperienze e narrazioni, di produzione culturale e informazione, di pratica sportiva, di solidarietà, mutualismo e accoglienza, parte dell’identità del territorio stesso e autentico presidio antifascista. Il Corto Circuito è da mesi sotto attacco da parte dell’amministrazione comunale che ne vuole le dismissioni e il definitivo sgombero, come è avvenuto per altri spazi della città, che invece di essere percepiti e riconosciuti come una risorsa per la città stessa, vivono in una continua situazione di minaccia da parte di un’amministrazione che non privilegia i bisogni dei cittadini che vivono il proprio territorio ma gli interessi di speculatori e finanzieri, come spesso accade.

L’incontro con Karim al Corto è avvenuto lo scorso 9 febbraio in una due giorni di lotta per difendere il Centro sociale dall’intimazione di sgombero prevista per il giorno successivo. Karim ha manifestato la sua solidarietà e partecipazione alle iniziative messe in campo per sostenere la battaglia del Corto, che poi è quella condotta dai tanti spazi sociali sparsi per la città da diversi mesi a questa parte. Le sue parole sempre ragionate, espresse con rara profondità e semplicità, hanno fatto emergere il carattere determinato, forte, di questo ragazzo dotato di grande gentilezza e attenzione, pronto più all’ascolto che a volere narrare la sua storia seppure così eccezionale segnata da un’autentica vocazione internazionalista. Vocazione internazionalista che ha radici lontane, il padre di Karim è stato partigiano e di sicuro il suo esempio ha animato lo spirito di questo giovane. La sua vicenda ricorda quella degli uomini e delle donne di diversi paesi che si univano alle milizie comuniste spagnole che lottavano per liberarsi dal giogo franchista.

La sua testimonianza ha colpito enormemente i numerosi partecipanti all’incontro coinvolti anche nel sostenere la difesa di uno spazio prezioso, qual è il Corto Circuito. Inoltre si sono poi succeduti diversi interventi, tra i quali quello di alcuni esponenti della Staffetta sanitaria Rojava Calling, dell’Ass. Cult. Curda Ararat e di alcune realtà territoriali come Cinecittà Bene Comune, a sottolineare come alcune esperienze seppure molto differenti possano intrecciarsi ed essere animate dalla stessa volontà di cambiamento e accomunate dalla stessa valenza utopica, per scoprire che i luoghi della libertà sono oltre il filo spinato dei confini.

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