Città dello Sport di Tor Vergata: record nazionale dello spreco di risorse pubbliche

Previsti dai 17.000 ai 24.000 alloggi e nessun servizio per i cittadini

cala5In Italia crescono le opere incompiute: nel 2014 (ultimo dato disponibile dell’Anagrafe delle opere) sono arrivate a quota 868 da 692 nel 2013. Lo calcola il Codacons, attraverso un’indagine sui dati resi dal Ministero delle Infrastrutture, spiegando che il costo per ogni famiglia italiana si attesta a 166 euro. Lo spreco complessivo è di 4 miliardi mentre servirebbero 1,4 miliardi per completarle.

Il record assoluto dello spreco spetta alla Città dello Sport di Tor Vergata, costata finora ai cittadini oltre 607 milioni di euro perchè finanziata attraverso risorse pubbliche (attualmente la Vela di Calatrava si trova in una condizione di degrado come documentato dalle foto allegate all’articolo). Negli scorsi giorni però è stato presentato al Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, il dossier realizzato dal Comitato promotore per le Olimpiadi di Roma del 2024, presieduto dall’imprenditore Luca Cordero di Montezemolo. Nello stesso giorno si è tenuta al Palazzo dei Congressi dell’Eur una kermesse nella quale il dossier è stato presentato alla stampa italiana ed estera. Nel progetto figura anche il completamento della Città dello Sport, con la vela di Calatrava e la costruzione del villaggio olimpico che conta dai 17.000 ai 24.000 alloggi, tramite la cementificazione dell’agro romano, sempre nel territorio di Tor Vergata.

Se fra 19 mesi, il 13 settembre 2017 nella città di Lima, l’Italia verrà designata come paese ospite delle Olimpiadi del 2024, l’evento si calcola costerà 5,3 miliardi di euro. Ma solo per quel che riguarda la gestione dei Giochi in senso stretto. Nelle cifre che il presidente del comitato organizzatore ha annunciato non ci sono infatti tutte le spese accessorie per le infrastrutture. Per questo i conti sul budget sono parziali e molto poco indicativi per capire come Roma intenda tenere a freno le spese che, nelle ultime edizioni dei Giochi, si sono sempre moltiplicate a dismisura rispetto alle previsioni iniziali.

cala2Un dato dovrebbe far riflettere: dal 1960 ad oggi, tutte le edizioni delle Olimpiadi estive sono incorse in uno sforamento del bilancio. Le spese effettive sono sempre lievitate rispetto alle previsioni iniziali, in alcuni casi anche dell’800%, con evidenti conseguenze sulle tasche dei cittadini.

Appaiono al quanto discutibili le previsioni del Presidente del Comitato Olimpico Montezemolo: “si prevede una crescita del PIL di 0,4, un beneficio economico di 2,9 miliardi di euro e la possibilità di avere 177.000 nuovi posti di lavoro”.

I numeri allarmanti vengono da una ricerca dell’Istituto Bruno Leoni il cui titolo è tutto un programma: “L’importante è partecipare: perché rinunciare a Roma 2024”. Il report cita un’analisi condotta da Bent Flyvbjerg e Allison Stewart, professori all’università di Oxford, che dimostrano con precisione come negli ultimi anni le Olimpiadi si siano rivelate un salasso per i Paesi organizzatori. A partire dall’ultima edizione di Londra 2012: nell’estate 2013 il governo ha snocciolato numeri trionfalistici, parlando di una spesa di 8,77 miliardi di sterline, 528 milioni sotto il budget previsto. Peccato che questa cifra non includesse gli importi per sicurezza e trasporti, con cui il conto arriva secondo Sky e Fortune a circa 24 miliardi di sterline. E che comunque la spesa iniziale, stimata nel 2005 al momento dell’assegnazione, era di soli 2,37 miliardi.

Stessa sorte è toccata anche alle tre precedenti edizioni: Pechino 2008 è passata da 2,2 miliardi a quasi 45 miliardi di dollari (stima non ufficiale, a causa della scarsa trasparenza dei resoconti governativi). Nel 2004 ad Atene i costi sono esattamente raddoppiati, da 4,5 a 9 miliardi di euro, portando il deficit pubblico al 6,1% del Pil e inabissando l’economia greca. Anche a Sidney 2000 l’investimento è praticamente raddoppiato rispetto agli iniziali 3,4 miliardi di dollari australiani. Il caso peggiore è quello di Monteral 1976: i Giochi, che sarebbero dovuti costare solo 124 milioni di dollari, furono un flop da ogni punto di vista, e lasciarono un buco di 2,8 miliardi che il Canada è da poco riuscito a ripianare, a trent’anni di distanza dalla manifestazione.

Per i Giochi di Sochi si è raggiunto il picco di 50 miliardi di euro. Per ripianare il deficit dei Giochi olimpici di Grenoble, i contribuenti francesi hanno dovuto pagare una tassa speciale per 24 anni, i canadesi lo hanno fatto per 30 anni.cala1 I cittadini di Barcellona hanno dovuto versare negli anni 1,7 miliardi di tasse in più. Gli economisti ormai la chiamano ‘maledizione del vincitore’ perché la città che vince i Giochi non fa che aggravare la sua situazione economica. In ultimo Brasile 2016, un Paese in piena crisi economica che vede però lievitare continuamente il budget dei giochi. Il direttore esecutivo corre ai ripari risparmiando su cerimonie di apertura e chiusura, video promozionali e stanze per gli atleti, che non avranno la tv. A rischio il prolungamento della metro. Intanto i cittadini della capitale protestano contro i rincari dei trasporti pubblici, i tagli a welfare e sanità e le demolizioni di favelas.

Questi sono alcuni dei motivi che hanno spinto i cittadini di Davos, Cracovia, Oslo, Monaco e Amburgo a rinunciare alla candidatura della propria città alle Olimpiadi del 2024 attraverso la promozione e la vittoria di un referendum cittadino. A Boston è bastato il dibattito in vista del referendum per fare un passo indietro.

Anche per i Mondiali di nuoto di Roma 2009 la spesa complessiva inizialmente preventivata è stata di 65 milioni di euro, ma nel bilancio finale la cifra è aumentata di quasi dieci volte: 607.983.772 euro. cala3Fu finanziato anche il completamento della Città dello Sport. Nelle intenzioni avrebbe dovuto ospitare la competizione ma non potè perchè i lavori non terminarono nei tempi stabiliti e si bloccarono per l’ennesima volta. Inoltre è ancora in corso un processo che vede 33 gli imputati, tra cui l’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno, i due ex commissari straordinari Claudio Rinaldi e Angelo Balducci, accusati dal pm Sergio Colaiocco, di aver rilasciato numerose concessioni edilizie fuori norma, su richiesta di numerosi centri sportivi romani, e il responsabile del Circolo Acquaniene, Giovanni Malagò. Nel corso del 2008, proprio in concomitanza con i preparativi per i mondiali di nuoto che si sarebbero svolti nella capitale l’anno seguente, vari centri sportivi, tra cui il Circolo Acquaniene, il Salaria Sport Village, il Flaminio Sporting Club, il Centro Sportivo Tevere Remo, e numerose altre strutture, tra cui anche istituti religiosi, avrebbero utilizzato queste concessioni straordinarie per attuare ampliamenti di cubatura delle proprie strutture, tutti lavori che la procura ritiene essere fuori legge, ovvero strutture abusive.

Il progetto della Città dello Sport venne avviato nel 2005 dall’amministrazione dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni. Il costo previsto per la realizzazione dell’opera era di 60 milioni di euro, che diventarono 120 milioni già all’atto dell’assegnazione dei lavori tramite gara d’appalto alla Vianini Lavori, società che da sito web appartiene al 50,045% alla Caltagirone Spa, il cui presidente è Francesco Gaetano Caltagirone.

A sovrintendere il tutto, come detto, c’è Balducci. Il suo nome è stato scelto dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, seguendo una prassi precisa del Governo. Ovvero quella di affidare un grande evento ad un commissario.

Per Balducci e Bertolaso, intanto, i grandi eventi portano eventi poco piacevoli. I due vengono coinvolti dell’inchiesta sui lavori per il G8 della Maddalena, poi spostati a L’Aquila: è quella che porterà alla scoperta della “Cricca degli appalti” che scambiava favori di favori di varia natura in cambio dell’assegnazione di importanti lavori, attraverso una logica corrotta e clientelare dannosa pei cittadini e intere comunità colpite da tragedie e grandi difficoltà come quella dell’Aquila.

La speculazione operata nel corso di più di dieci anni rispetto al progetto della Città dello Sport di Tor Vergata si scontra ancora una volta con ipotesi calate dall’alto che non mirano realmente a migliorare la qualità della vita dei cittadini di questo quadrante della città e garantire realmente il diritto allo sport per tutti.cala6 Non c’è un vero piano di rilancio dei siti produttivi del territorio. Invece di promuovere con forza lo sport di base e il welfare locale si preferisce seguire la logica del grande evento, completamente slegata dalle necessità ed esigenze del territorio. Il blocco delle assunzioni della Regione Lazio che impedisce il potenziamento in termini di forza lavoro specializzata da impiegare al Policlinico di Tor Vergata; il taglio delle risorse per la ricerca, la formazione e l’istruzione che colpisce l’Università di Tor Vergata; le decine di palestre scolastiche non riscaldate, senza attrezzatture e fatiscenti perchè stanziati soli 350 euro all’anno per i lavori di manutenzione; un territorio come quello del VII Municipio che ha visto negli ultimi 25 anni la scomparsa di dieci campi sportivi fruibili; il completamento della residenza universitaria “Boccone del Povero” con 80 posti letto per gli studenti vincitori di borsa di studio; il patrimonio ambientale, storico e naturalistico del Parco di Centocelle, non ancora completato e aperto al pubblico, che potrebbe essere vissuto in funzione anche dello sport e produrre nuovi posti di lavoro, sono ad esempio tutti elementi che rappresenterebbero un rilancio effettivo dell’economia del territorio.

Ma il dato più inquietante riguarda la realizzazione di 17.000/24.000 alloggi nella zona di Tor Vergata ad opera di una società legata al costruttore romano Caltagirone. La cementificazione dell’area, che si giustifica con la necessità di costruire le residenze per gli atleti, si traformerà nell’ennesima speculazione edilizia perchè gli alloggi, dopo le Olimpiadi, saranno venduti sul mercato in un area nella quale saranno assenti i servizi per i cittadini. Il dossier presentato dal Comitato Olimpico non contiene infatti nessuna garanzia a tutela dei diritti dei cittadini, dell’ambiente e del territorio. 607 milioni di euro pubblici sarebbero certamente potuti essere utilizzati diversamente e permangono molti dubbi se, come afferma il Rettore dell’Università di Tor Vergata Giuseppe Novelli, “la Vela di Calatrava possa essere ancora un elemento di crescita” o continuare a produrre sprechi, debiti e favorire gli interessi privati a scapito di quelli dei cittadini.cala4

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