Dopo 40 anni dal terremoto è ancora viva la solidarietà tra Cinecittà e Gemona

Il 25 Giugno alcuni cittadini di Cinecittà saranno a Gemona del Friuli per riconfermare un’amicizia che dura da 40 anni.

gemonaFu lo spirito di solidarietà che spinse un nutrito gruppo di giovani della Parrocchia di San Giovanni Bosco, nell’allora X Circoscrizione del Comune di Roma, a partire per il Friuli per portare il proprio aiuto agli abitanti di Ospedaletto di Gemona, poco dopo la scossa sismica del 6 maggio 1976. Furono molte le iniziative organizzate in quel periodo nei nostri quartieri, ma l’unica che dopo quarant’anni vede ancora vivi lo stesso spirito e la stessa amicizia, è quella che partì dal quartiere Don Bosco, grazie a qualche centinaio di ragazze e ragazzi romani che alternarono la loro presenza presso il campo di lavoro in Friuli, durante i primi mesi dal terremoto, fino alla seconda grave scossa del mese di settembre.

Non è casuale che quel gruppo di giovani fosse allora impegnato in molte iniziative politiche per ciò che veniva definito il “miglioramento della qualità della vita” in un territorio della periferia romana con forte carenza di servizi per i cittadini. Nascevano in quel periodo nei nostri quartieri, grazie all’impegno dei cittadini e all’attenzione delle istituzioni, numerose iniziative culturali, sportive, si istituivano i primi comitati di quartiere, i giovani occupavano spazi abbandonati rivendicando luoghi di socialità in quartieri-dormitorio. Il decentramento amministrativo si era rivelato in quegli anni, nella città di Roma, la risposta migliore alla nascente esigenza di partecipazione attiva da parte della popolazione alle scelte che riguardavano il territorio. Era il secolo scorso, ed anche le politiche nazionali riflettevano talvolta la capacità, attraverso i rappresentanti politici e le amministrazioni locali, di comprendere le esigenze della popolazione e attuare le scelte adeguate. Fu così che  la classe politica di allora capì l’importanza di lasciare alla Regione Friuli e alle amministrazioni locali un ruolo prioritario nelle scelte di ricostruzione dopo il catastrofico terremoto. Ma si fece di più: si rese la popolazione protagonista della ricostruzione. Il decentramento rappresentò la stessa scelta politica in realtà diverse, quella romana e quella friulana, ma rispondenti alle esigenze dei cittadini.

Erano gli anni in cui si costituiva la Protezione Civile sulla spinta delle esperienze importanti del volantariato attivo e partecipativo, molto forti in Italia a quel tempo, come dimostrarono le occasione dell’alluvione di Firenze e del terremoto nel Friuli.

L’elemento che accomunò il gruppo di giovani del quartiere Don Bosco di Roma alla popolazione di  Ospedaletto di Gemona fu l’amore per il territorio in cui si vive e il desiderio di sentirsi elementi attivi nella sua storia. Uno dei tanti giovani che si impegnarono per organizzare gli aiuti alla popolazione di Ospedaletto di Gemona fu Antonio Calabrò, che in quegli anni frequentava l’Oratorio Don Bosco e dopo la laurea iniziò a dedicarsi anche ai poveri, diventando medico di strada.
L’ambulatorio sociale che con coraggio era riuscito a realizzare è diventato, dopo la sua prematura morte, grazie all’Associazione Condividi e alla Rete Territoriale Cinecittà Bene Comune, “La tenda contro la crisi”, uno spazio di solidarietà coi più poveri e di incontro  tra diverse realtà attive nel territorio, in un periodo in cui le difficoltà economiche si abbattono su un numero sempre maggiore di cittadini. Durante l’inaugurazione della targa dedicata ad Antonio Calabrò, presso l’ambulatorio sociale, erano presenti le persone che con lui avevano condiviso l’impegno sociale e  alcuni amici  di Ospedaletto di Gemona. E’ stata l’occasione per confermare l’amicizia tra le due comunità di Cinecittà-Don Bosco e Ospedaletto di Gemona, dando continuità anche alle iniziative che le hanno viste più volte impegnate sul versante della solidarietà. La ricorrenza del 40ennale dal terremoto del 6 maggio del 1976 sarà l’occasione per un nuovo incontro a Ospedaletto Gemona del Friuli il 25 giugno 2016.

Dopo quarant’anni dalle radici della solidarietà nascono ancora nuovi alberi e nuovi frutti.

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