100 Piazze per il No al Referendum: incontro a Piazza dei Consoli

refLe donne e gli uomini che pensarono, scrissero e diedero vita alla Costituzione  Italiana  nel 1948, vollero garantire  attraverso  gli articoli, dei quali  la Costituzione  è composta, principi, diritti e doveri, l’ordinamento  della Repubblica,  per tutelare e salvaguardare i cittadini, offrire  loro uno strumento per contenere e limitare il potere degli apparati governativi,  con lo scopo che il potere fosse sola e autentica espressione  della volontà popolare. Con la legge  Renzi-Boschi che modifica la nostra Costituzione e sarà al centro della scelta referendaria  del 4 dicembre, questo viene completamente annullato.

Lo scorso sabato 29 ottobre si è  tenuto a Piazza dei Consoli un appassionato e vivace incontro pubblico organizzato dalla Rete Territoriale Cinecittà Bene Comune,  inserito nell’iniziativa lanciata dal Comitato Nazionale  per il No, proposta per costruire in tutte le città momenti di discussione e approfondimento e proseguire il percorso della campagna referendaria per il No sociale.

Si sono avvicendati nell’assemblea diversi interventi, ascoltati con interesse dai partecipanti e dalle persone che attraversavano la piazza che manifestavano curiosità e attenzione al tema trattato, esprimendo una necessità, poi  non così scontata, di una discussione politica vera e profonda, su una questione complessa e articolata come quella proposta nel referendum.

Ad introdurre il dibattito Giuseppe Pelli, esponente  della Rete, che ha descritto in modo chiarissimo ed efficace la natura e le finalità  di questa Riforma, sottolineando il suo sostegno da parte delle società finanziarie più  influenti nel sistema economico globale, come la JP Morgan, che nel 2013  ha pubblicato un documento  “Aggiustamenti nell’area euro”, nel quale emergono con particolare rilevanza, i dettami di una finanza che mal tollera quei sistemi politici e costituzionali con esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti e le tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori e il diritto di manifestare il proprio dissenso se il cambiamento rende peggiori e non dignitose le condizioni del vivere.

A seguire c’é stato l’intervento  di Alfonso Gianni, esponente  del Comitato Nazionale per il  No, che ha evidenziato il pericolo che questa Riforma rappresenta nella sua deriva autoritaria, attraverso l’accentramento verso l’alto dei poteri costituzionali,  senza che si costituiscano istituti di controllo adeguati e con l’indebolimento degli istituti di democrazia diretta sarà più  facile anche l’introduzione di leggi che renderanno più  feroce il dominio del Capitale e la messa in discussione dei diritti fondamentali delle persone. Se passerà questa Riforma, il Governo  avrà maggiore possibilità di imporre leggi che vanno contro i diritti dei lavoratori,  come è già avvenuto con il Jobs Act, si abbasserà  ancora di più lo stato sociale, già duramente colpito, sarà più  facilmente  smantellato  il Servizio Sanitario Pubblico, già fortemente compromesso, a favore del privato e sarà inoltre più  difficile  la tutela dell’ambiente  e del territorio. Le modifiche proposte dalla Riforma si riflettono sulla prima parte della Costituzione, minando i suoi Principi fondamentali. Non sempre il cambiamento, così celebrato dai propugnatori di questa legge, è un cambiamento  in positivo.

A prendere la parola, tra gli altri, Nicola Porcelli, segretario del Circolo A.N.P.I. “Nido di Vespe” , che ha ribadito il forte legame tra gli ideali della lotta partigiana e i valori espressi dalla Costituente: la sovranità popolare, il lavoro e l’ uguaglianza.

L’ intervento appassionato di Pierangela Frau, insegnante, ha evidenziato come la vittoria del Sì avrebbe una ricaduta sulla scuola pubblica, già duramente colpita dai provvedimenti della “buona scuola”.
Anche Lorenzo Baglione del Collettivo studentesco Link ha trattato con estrema chiarezza diversi aspetti delle conseguenze nefaste che una possibile vittoria del Si avrebbe sul Sistema Sanitario Nazionale.

L’incontro si è concluso con la consapevolezza di quanto la Riforma Renzi-Boschi possa incidere profondamente e in modo negativo sui nostri sistemi di vita e di quanto il No espresso nel voto referendario del 4 dicembre sia necessario.

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