Licenziamenti alla Ericsson di via Anagnina: lettera di un lavoratore all’Assessore comunale Adriano Meloni

ericsson2Di seguito riportiamo la lettera che un lavoratore e rappresentante sindacale rsu della Ericsson di via Anagnina, a rischio licenziamento e in lotta per il proprio posto di lavoro, ha inviato all’Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale Adriano Meloni per denunciare le problematiche lavorative della sua azienda e le difficoltà di molti altri lavoratori di diverse aziende presenti nel VII Municipio come il call center Almaviva di via Lamaro con 632 lavoratori in cassa integrazione dal 28 Agosto di questo anno. Si esorta in particolare l’amministrazione comunale a “scegliere e premiare nei bandi di gara comunale, quelle aziende che dimostrino di lavorare anche per il bene comune, con clausole specifiche che le impegnino a tutelare il valore umano e sociale del nostro territorio”.

Domani, Martedì 15 novembre 2016 dalle 10:00 alle 14:00, ci sarà una manifestazione nazionale dei lavoratori della Ericsson sotto Piazza Montecitorio per chiedere un incontro con il Governo e il blocco della delocalizzazione delle attività produttive dell’azienda in altri paesi con i conseguenti esuberi previsti, 300 sul territorio nazionale di cui più di 100 nella sede di Roma.

Roma, 13/11/2016
Oggetto: Richiesta di attenzione alla tutela del lavoro sul nostro territorio come valore umano e sociale.

Buongiorno, sono un lavoratore della Ericsson Telecomunicazioni di Roma presso la sede di via Anagnina, dove svolgo anche la mansione di rappresentante sindacale. Le scrivo per parlarle della mia azienda e ma più in generale delle problematiche lavorative e occupazionali vissute presso una multinazionale, dinamiche che le Istituzioni in qualche modo dovrebbero considerare per poter ricondurre le aziende all’interesse per il territorio. Sono spronato nello scriverle perché leggendo il suo curriculum vedo che lei viene dal mondo del lavoro nel quale ha ricoperto ruoli di responsabilità e non farà fatica comprendere le mie parole, che potrà condividere oppure no, ma sono certo che le valuterà con il senno dell’esperienza. Le vicenda Ericsson mi serve da esempio per poi passare in argomentazioni di carattere più generale. Negli ultimi otto anni la Ericsson italiana ha espulso dal lavoro mediante procedure di mobilità, almeno un migliaio di lavoratori, molti dei quali a Roma. Nel 2013 abbiamo anche sottoscritto una procedura di solidarietà con una importante riduzione dei costi del lavoro e con una procedura di mobilità volontaria affiancata ad essa. Quello del 2013 che vedeva la sua prosecuzione nel 2014, è stato l’ultimo accordo firmato dal sindacato, è stato l’ultimo inganno di relazioni industriali mai veramente volute dalla nostra azienda. A fronte degli ammortizzatori sociali, Ericsson si era impegnata per la riqualificazione del personale, cosa che non ha fatto. Ericsson in questi ultimi due anni sta procedendo in maniera del tutto autonoma con i licenziamenti, invitando i lavoratori ad andarsene, o con l’incentivo aziendale oppure con la sola lettera di licenziamento. Fino ad oggi le lettere non le ha mai mandate perché in qualche modo ha sempre raggiunto i numeri che si era prefissata, ma si può capire bene il clima aziendale e l’ansia dei lavoratori nel venir chiamati per essere sottoposti ad una roulette russa. L’ultima procedura avviata dall’azienda prevede un esubero di circa 300 lavoratori di cui più di cento sulla sede di Roma. A nulla sono servite le importanti e ulteriori riduzioni del costo del lavoro proposte dal sindacato, per tentare di scongiurare i licenziamenti. Anche Lucia Valente, Assessore al Lavoro della Regione Lazio presente alla trattativa presso il Ministero del Lavoro, che ancora una volta ringraziamo per il suo sostegno, è rimasta estremamente delusa dell’atteggiamento della dirigenza Ericsson. Per il 2017 sono previste altre importanti e più significative riduzioni di personale. Non entro nel dettaglio delle procedure, voglio solo spiegarle secondo una mia visione, cosa sta facendo Ericsson, quale esempio di multinazionale, e perché andrebbe contrastata. Il gruppo Ericsson non è in crisi. La Ericsson italiana non è in crisi anzi negli ultimi cinque anni all’interno del gruppo mondiale (Ericsson è presente in 180 paesi), è sempre stata tra le prime quattro in classifica per il fatturato. Mentre la nostra azienda si impegna a cacciare il personale, contemporaneamente elargisce importanti premi individuali, soprattutto ai manager, premi che arrivano fino al 30% della RAL (reddito annuo lordo) del destinatario fortunato. Molto spesso il lavoratore in esubero ha un consulente affianco che fa il suo stesso lavoro. Eppure Il lavoro in Italia c’è; gli operatori di rete sono impegnati su tutto il territorio nazionale, nella realizzazione della rete ad alte prestazioni con tutte le lavorazioni che ne conseguono. A livello mondiale, così come in Italia, il progetto è costruire una “Networked Society”, (slogan e missione proposti dal nostro ex amministratore delegato Cesare Avenia sin dal 2005), nel quale oggi il Governo intende investire. Quindi il lavoro c’è ma chi lo fa? Esistono problemi di concorrenza spietata. Ci sono paesi a basso costo del lavoro che stanno scippando il lavoro e il fatturato dei cittadini italiani, ma la concorrenza alla fine è solo per i lavoratori comuni. Le nostre aziende tendono ad inoltrare tutto il lavoro nelle aree a basso costo per massimizzare i loro profitti. Insomma si delocalizza tutto il possibile, sia il lavoro di alto che di basso profilo, mentre chi dispensa il lavoro lo fa al massimo ribasso. Delocalizzazioni e deprofessionalizzazione, sono il risultato dei “sistemi gestionali integrali”.

La nostra azienda come tante altre produce beni immateriali che per essere in qualche modo misurati e gestiti, hanno bisogno di particolari modelli organizzativi sui quali le multinazionali investono molto. Sono i “sistemi gestionali integrali”, che hanno l’obbiettivo di organizzare il lavoro in processi ben definiti, dove il lavoro non dipende più dall’elemento umano (in grandissima percentuale) ma dalla perfezione del processo che si è costruito. Questo modello organizzativo prevede anche che una funzione lavorativa debba essere frammentata in più parti per poterla “depurare” dall’elemento uomo. Il vantaggio dell’azienda è che la singola persona impiegata in un processo non è più determinante ai fini lavorativi e può essere sostituita più o meno agevolmente da chiunque abbia un profilo simile. In questo modello gestionale il lavoratore perde il suo potere contrattuale perché non ha più dietro una sua possibile rimostranza, la forza del suo lavoro. L’azione sindacale generale tende ad affievolirsi notevolmente perché queste modelli organizzativi, sono realizzati con strumenti di controllo che isolano più volte il lavoratore con il suo diretto responsabile, il messaggero ed esecutore delle direttive aziendali; un esempio in merito è quello che in molte aziende viene chiamo IPM (Individual Performance Management), una procedura che pone annualmente degli obbiettivi aziendali al dipendente, sul quale poi egli verrà misurato e giudicato. Come regola generale, questi modelli industriali, che in qualche modo prevedono una moltiplicazione dei ruoli, sono per motivi di costi applicabili solo alle grandi aziende multinazionali, non certamente alla piccola e media impresa locale che al contrario punta ad avere poco personale con una professionalità più completa. Non che la riduzione dei costi non interessi alle multinazionali anzi, tutt’altro, sono aziende quotate in borsa che rendono conto agli azionisti. Ecco allora che intervengono i paesi a basso costo e nel caso di Ericsson accade che il lavoro italiano, quello derivante dalle commesse italiane, quello che fa il fatturato di Ericsson Italia, viene dato ai lavoratori della Ericsson cinese, rumena, bulgara e indiana. Talvolta ci troviamo nell’assurdo che i lavoratori vengono dichiarati degli esuberi e nel frattempo devono girare il proprio lavoro agli indiani, oppure devono formare altro personale straniero che da lì a poco gli porterà via l’attività. Questo modello lavorativo fatto di processi, nel corso degli anni impoverisce di fatto la professionalità del dipendente che, oggi più di ieri, vede il suo futuro professionale affidato al buon cuore del suo line manager che potrebbe all’occorrenza coinvolgerlo in altri processi lavorativi. Questo non significa che la persona non possa provvedere all’auto formazione, ma la formazione diventa difficile da spendere se l’azienda non intende coinvolgere il lavoratore in altre attività. Ericsson da sempre lega i lavoratori ad un ciclo produttivo e quando questo si esaurisce anche i lavoratori vengono espulsi dall’azienda. Oggi stiamo parlando di lavoratori la cui l’età media è di 44 anni, lavoratori che vuole rottamare per assumerne altri a basso costo, con gli sgravi fiscali e con la precarietà offerti dal Job Act.

Ci sono però sempre due facce su una medaglia, e pur essendo vero che il lavoratore, per via del modo in cui viene fatto lavorare, perde negli anni di professionalità, è anche vero però che nell’ambito di un lavoro così “processato”, egli continua ad avere una fungibilità lavorativa sempre adeguata. Ad esempio i lavoratori Ericsson hanno di base un’alta scolarizzazione, minimo il diploma e ci sono molti laureati. Chi le sta scrivendo è un potenziale prossimo esubero in possesso di una laurea magistrale ed è in procinto di prenderne una triennale. Quel che cerco di dire è che indipendentemente dal titolo di studio che può avere un’attinenza o meno ai vari processi aziendali, quel che conta è la forma mentis dell’individuo, che è tale da permettergli di intraprendere una riconversione lavorativa nell’ambito dei nuovi processi aziendali. Dunque la scusa che non si possa ricollocare un lavoratore non regge più. Nel settore delle telecomunicazioni integrate, che è un settore strategico nazionale dove lo stato può esercitare la sua golden share, non capiamo il motivo per il quale si permette alle aziende di fare allegramente delocalizzazioni, le quali vengono fatte anche in paesi non in linea ai principi economici europei e che mettendo a rischio la riservatezza di dati altamente sensibili. Il problema delle delocalizzazioni, che interessa diverse aziende del nostro territorio, in questo momento la più importante su Roma per dimensione dei licenziamenti è Almaviva, non può più essere tollerato, necessita di una risposta strutturale e politica, e solo la lotta disillusa dei lavoratori divenuta disperazione, non basta più. I lavoratori Ericsson saranno sotto Piazza Montecitorio il giorno 15 novembre 2016 dalle 10:00 alle 14:00 per chiedere ancora una volta al Governo un intervento su Ericsson che fino ad oggi non è ancora arrivato. Se il Governo ci riceverà parleremo delle delocalizzazioni in generale, perché siamo consapevoli che il nostro problema è comune a tante altre aziende e che non ci potrà essere una soluzione di lunga duratura che potrà riguardare solo noi. Faremo queste richieste richiamando i principi della nostra Costituzione espressi all’articolo 41 che non viene mai letto fino in fondo, e chiederemo quindi di porre un freno sul modo di agire tipico soprattutto delle multinazionali. Mutuando una frase utilizzata nell’economia del terzo settore, “L’interesse migliore è quello di tutti”, riferendomi agli argomenti fin qui espressi, altrettanto chiedo al mio Comune di fare attenzione, e vi esorto a scegliere e premiare nei bandi di gara comunale, quelle aziende che dimostrino di lavorare anche per il bene comune, con clausole specifiche che le impegnino a tutelare il valore umano e sociale del nostro territorio.

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