10 anni fa moriva Piergiorgio Welby

La sua battaglia per i diritti civili parlò all’intero paese.

Mina e Piergiorgio Welby

Mina e Piergiorgio Welby

Piergiorgio Welby nasce a Roma il 26 Dicembre del 1945 e muore a Roma il 20 dicembre 2006 dieci anni fa. Nella sua vita è stato un’attivista, giornalista, politico, poeta e pittore, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento teraupetico in Italia e per il diritto all’eutanasia. Welby era un abitante di Cinecittà residente nel VII Municipio, balzò alle cronache negli ultimi anni della sua vita quando, gravemente ammalato, chiese ripetutamente che venissero interrotte le cure che lo tenevano in vita artificialmente. Il 20 Dicembre ottenne da un medico l’aiuto a staccare il respiratore dopo che per anni era costretto a letto ad una vita immobile ed artificiale.

Il suo impegno fu fondamentale per aprire il dibattito sui diritti civili ed è destinato ancora a far parlare. Importante è stata la lettera di Welby al presidente della repubblica Giorgio Napolitano che su grande scala fece riflettere il paese intero sul diritto all’eutanasia. Il vicario generale per la diocesi di Roma , cardinal Camillo Ruini, non concesse la richiesta presentata dalla moglie  Mina Welby, nonostante la donna si sia professata cattolica, di celebrare i funerali nella chiesa del quartiere dove Piergiorgio viveva, la basilica di Don Bosco. Il cardinal Ruini infatti dichiarò «il suicidio è intrinsecamente negativo» per la chiesa cattolica e quindi è considerato un atto intollerabile.

Il funerale laico di Piergiorgio Welby è stato celebrato il 24 dicembre 2006, in piazza Don Bosco nel quartiere Tuscolano a Roma, di fronte alla chiesa che i familiari avevano scelto per la cerimonia religiosa. Al rito hanno partecipato circa un migliaio di persone, tra cui alcuni esponenti politici di centro sinistra, i quali però hanno dovuto rinunciare al loro discorso perchè contestati dai presenti per non avere preso posizione.

Dopo la morte di Welby, seguì un grande dibattito sull’eutanasia, molti Comuni hanno creato i registri del testamento biologico, ma una normativa nazionale ancora non esiste. L’inseparabile moglie di Piergiorgo, Mina Welby, ha scelto coraggiosamente di portare avanti una battaglia, quella per il diritto all’eutanasia, che è ancora quella di molti malati. E oggi, a dieci anni esatti dalla morte di Piergiorgio Welby, il desiderio più grande di Mina Welby, presidente dell’Associazione Luca Coscioni, è sempre lo stesso: “Avere nel minor tempo possibile una legge che si faccia carico di tutte le richieste dei malati, ma davvero tutte”.

«Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. […] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche.»  Piergiorgio Welby
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