CINEMA”Castro” un film documentario sugli occupanti di un palazzo nel quartiere San Giovanni

locandina_def_09-11-16Il palazzo di Castrense noto per essere una delle occupazioni abitative simbolo della lotta per il diritto all’abitare di Roma, torna anche dopo lo sgombero avvenuto nel 2015, a far parlare di sé con un film documentario pluripremiato al Festival dei Popoli di Firenze. “Castro”, scritto da Giulia Moriggi e diretto da Paolo Civati, ci fa conoscere con grande poetica le storie di riscatto di chi vive in emergenza abitativa e ha scelto di occupare una palazzina abbandonata in alternativa alla strada. Il film, presentato a Roma alla Casa del Cinema, all’apertura di Doc/It “il Mese del documentario” è ritornato in sala il 14 febbraio, sorprende perchè senza pretese di giudizio e contaminazioni, ci mostra chi sono realmente gli occupanti di case direttamente dalle parole di alcuni abitanti del palazzo di viale Castrense, ripresi per un periodo di tempo prolungato di circa un anno e mezzo. Il film è un opera prima, realizzata inizialmente senza buget economico ma poi prodotto dalla Tangram Film, è riuscita ad entrare pienamente nel contesto che si proponeva e a restituire dignità ad un mondo martoriato dai media, translato da pregiudizi e steriotipi e abbandonato dalle istituzioni. Nonostante gli autori non prendono una posizione scontata, e il loro non è un prodotto ideologico né di inchiesta, la realtà delle occupazioni abitative emerge molto di più di tanti servizi giornalistici e per di più la visione del film riesce ad emozionarci. Claudio, Deborah, il signor Roberto e la signora Assunta, i bambini e le bambine del Castro sono persone che possiamo incontrare casualmente tutti i giorni sui marciapiedi dei nostri quartieri, sono fragili e allo stesso tempo capaci di una grande umanità, capaci di fare comunità dal basso, di resistere alla crisi che li ha schiacciati e di farsi carico da soli del proprio destino. Qui l’occupazione è messa a nudo senza sconti e proiettata su uno schermo senza filtri, un luogo difficile da abitare, tremendemente precario privo di agi, una babele dai numerosi linguaggi dove cova una dignità umile e una solidarietà forte che sembrano essere scomparse dalla vita di vicinato della città che conosciamo.

edificio-occupato-viale-castrense

il palazzo di Castrense chiuso

Finalmente con onestà la telecamera ci fa vedere un pezzo di questa città quella degli ultimi, di chi ha bisogno di aiuto, dimostrando come insieme si può crescere ed essere più forti anche davanti a situazioni drammatiche e difronte a poteri della città tanto prepotenti quanto sfuggenti e inarrestabili.

Non è un film sulla lotta per la casa, le assemblee , i picchetti e le manifestazioni, la politica e i leader del movimento lasciano il posto alla quotidianietà e alle storie di vita che ospita un’occupazione, una delle tante che sono state aperte in città, oggi tra l’altro tutte minacciate di sgombero .

Le storie umane degli attori protagonisti di Castro hanno un passato di solitudine e di sconfitte ma nella “presa del palazzo” e nella vita che condividono ci insegnano a resistere e a guardare al futuro in maniera migliore, la loro è un’esistenza possibile nonostante tutte le difficoltà, sull’amore che ha mille sfaccettature e che si manifesta sempre e comunque. Insomma tra le pareti di Castrense la vita rimbomba immersa in una quotidianietà lenta e faticosa, si manifesta nuda e cruda senza sconti, tra dialoghi riflessioni, pensieri e desideri , voglia di farcela, come afferma un protagonista del fim “se la vita è brutta, noi siamo più brutti della vita”. Una forza e una determinazione che farebbe invidia al più spietato speculatore palazzinaro di Roma, al più arrivista agente della finanza globale. I personaggi sono i testimoni viventi di come si possa rinventare un nuovo modo di riprendersi il proprio futuro e su come sia possibile reagire davanti a ciò che ci potrebbe sembrare un caso di sfortuna, una disgrazia, un frutto del destino al quale è impossibile reagire ma che in realtà è il risultato di scelte troppo spesso obligate e di decisioni prese da pochi e dall’alto a discapito di molti. Al termine del film ci si commuove di fronte a un vuoto, si sente la mancanza di una comunità che si disperde nei meandri della città. Oggi il palazzo di viale Castrense è ancora vuoto e abbandonato all’incuria e al degrado, così lo vogliono le leggi, soprattutto quelle che regolano la speculazione e la rendita immobiliare. Non se ne parla più, non fa più notizia ma chi ha avuto il piacere di vedere Castro sa che è stato un luogo di riscatto reale, di accoglienza, una risposta possibile a una richiesta inevasa di aiuto, senza prezzo.

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