Dal Parco di Centocelle alla Barbuta gli incendi si ripetono senza sosta

Quali sono le cause e le responsabilità di questo disastro? Quali saranno le conseguenze?

Gli incendi dolosi che stanno distruggendo un patrimonio naturale e paesaggistico dal centro al sud d’Italia non si placano, Roma è tra le città più colpite e il nostro quadrante di territorio guadagna una posizione da primato. Dal primo giugno decine e decine di incendi hanno distrutto gran parte del patrimonio del verde pubblico, minacciando la sicurezza e la salute dei residenti. Le aree più colpite sono quelle inerenti al Parco di Centocelle e nella zona extra GRA del campo della Barbuta. Così di giorno in giorno si elevano in cielo mostruose colonne di fumo nero e l’aria in un attimo diventa irrespirabile. I cittadini oltre a rimanere perplessi, si stanno mobilitando, interrogano le istituzioni come possono. Mercoledì 26 luglio saranno sotto la Prefettura di Roma, la Comunità Territoriale del VII Municipio e la Rete Cinecittà Bene Comune.

Intanto a distanza di un mese dall’inizio dei roghi, incominciano ad emergere alcune certezze rispetto alle cause e alle responsabilità di questa nuova emergenza ambientale che coincide con la siccità e la mancanza di acque per la città.

Sicuramente una causa di quello che stiamo vivendo deriva dalle politiche intraprese negli ultimi anni da chi ci ha governato sul piano nazionale. Dal 2000 in cui per la prevenzione degli incendi erano stanziati 15 milioni di euro, si passa a 8 nel 2008 , a 1,2 milioni nel 2015 e a 0 nel 2017. E’ quanto denuncia la Protezione Civile con il suo portavoce Fabrizio Curcio che riferisce al Ministro dell’Ambiente Galletti che non smentisce. Un danno enorme che ci costerà molto di più della spesa per la prevenzione. Questi tagli “roventi” sono il frutto delle politiche di spending review su richiesta dell’Unione Europea per far quadrare i conti, dei tagli alla spesa sociale e all’ambientale, operati per risanare una crisi economica e finanziaria prodotta principalmente dalle banche e da molte aziende private, dedite allo sfruttamento parassitario dello stato oltre che dei propri dipendenti. A questi tagli va aggiunto l’accorpamento, sempre per problemi di bilancio, del Corpo Forestale, assorbito nell’Arma dei Carabinieri che ne ha paralizzato competenze , mezzi e capacità. In tutto questo il Governo e i Ministeri competenti non hanno ancora approvato i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale e strumenti per quanto riguarda l’antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio squadre operative per gestire l’emergenza e svolgere le attività di prevenzione. A tutto ciò vanno aggiunte le politiche dei tagli delle risorse destinate ai Vigili del Fuoco da tempo addirittura in mobilitazione per le garanzie occupazionali.

Sul piano regionale Nicola Zingaretti alla guida della Regione Lazio, non ha ancora approvato il Piano Antincendio Boschivo, condividendo questa grave mancanza con un’altra regione in tutta Italia, la Campania, fortemente colpita dagli incendi di questa estate. L’approvazione dello “stato di emergenza” in sede regionale, per giunta è debole con circa 3 milioni di euro, fra l’altro erogati con affidamenti diretti senza passare per l’iter delle gare di appalto che sembrano più rispondere a logiche di campagna elettorale in corso che a far fronte ad un’emergenza che non sembra finire.

Sul piano comunale, la giunta Raggi avrebbe stanziato diversi milioni di euro per la manutenzione del verde pubblico, una delle cause maggiori del divampare dei roghi, che però sono stati bloccati da ricorsi da parte di aziende private che hanno partecipato alla gara d’appalto e che ne hanno fermato l’approvazione e la conseguente esecuzione, ritardando gli interventi e abbassando i livelli di manutenzione del verde ai tempi del commissariamento di Tronca.

I verbali dei Vigili del Fuoco riscontrano che i roghi sono tutti di natura dolosa e a parte 2 fermati indagati per il reato di piromania, non si è trovato nessun colpevole. In questo modo sta crescendo il senso di abbandono delle istituzioni e di decadenza della città . I roghi sembrano rispondere ad un disegno criminale messo ad opera da organizzazioni eco-mafiose mosse da interessi particolari difficili da valutare e da identificare.

 Se c’è un effetto inequivocabile di questi roghi, è rendere una città invivibile, insicura e priva di anticorpi e di difese, dove i livelli di qualità della vita e del benessere sotto scesi la soglia della tollerabilità. Di fronte a questo abbandono e all’insicurezza che avanza, troppo spesso la politica e i media individuano facili bersagli come i “soliti nomadi”, gli immigrati che dormono nei parchi, gli affetti da piromania con a seguito gli “emulatori”, strumentalizzando gli avvenimenti, chiedendo maggiori interventi repressivi e alimentando campagne che portano voti e consenso. Nessuno ricorda che nel nostro paese persiste una numerosa presenza di forze dell’ordine. Nel rapporto che c’è nei paesi occidentali, tra numero di abitanti ed esponenti delle forze dell’ordine compresi i militari, l’Italia è seconda solo ad Israele, che però vanta altre problematiche strutturali legate ad un conflitto armato che dura da più di 50 anni.

In questo frangente, le Prefetture di mezza Italia nicchiano nel fornire indicazioni e se la prendono con gli enti locali, regioni e comuni. Le forze politiche fanno a scarica barile e non danno risposte concrete come d’altra parte per l’impoverimento progressivo, per la mancanza di lavoro e di prospettive per i giovani. Continuando così, anche sul caso dei roghi, le conseguenze per le nostre istituzioni e per il nostro sistema democratico, saranno meramente devastanti, provocando un distacco sempre più profondo tra amministrazioni e cittadini, tra partecipazione e capacità di riprendere le sorti delle città.

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