CINEMA ATLANTIC ALL’ASTA Continua l’annientamento della cultura in VII Municipio

Dopo la chiusura del cinema Maestoso ora è a rischio anche il multisala di via Tuscolana

Come è successo recentemente al cinema Maestoso di via Appia anche il multisala Atlantic potrebbe chiudere i battenti. In questo modo il VII Municipio il territorio con la più alta concentrazione di Roma con quasi 350 mila residenti si ritroverebbe senza nessuna sala cinematografica.

La cosa assurda è che gli incassi dell’Atlantic come del cinema Maestoso sono sempre stati in attivo negli ultimi 3 anni dimostrando che esiste un pubblico che rimarrebbe senza offerta.

Gli stabili dell’Atlantic sono oggetto di una procedura di vendita giudiziaria (mediante offerte in busta chiusa) suddivisa in quattro lotti, disposta con ordinanza del giudice dell’esecuzione a seguito di un pignoramento immobiliare. Le buste verranno aperte il 16 ottobre 2018, con termine ultimo per la presentazione delle offerte il 15 ottobre ed entro  il 29 novembre sarà individuato il nuovo proprietario.

Il provvedimento riguarda tre cinema romani, l’Adriano di piazza Cavour, a Prati, l’Ambassade di via Accademia degli Agiati, nel quartiere Montagnola e l’Atlantic di via Tuscolana, a Cinecittà. Tutti e tre notoriamente riconducibili a società dell’imprenditore Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria e alla sua famiglia, proprietaria di sette cinema sparsi per la città. Gli stabili sono stati messi in vendita giudiziaria  a seguito di un pignoramento immobiliare.  Sembra che la Ferrerro Cinemas abbia accumulato debiti legati a mutui tossici e non è detto che questa volta faccia in tempo a risanare i conti.

L’Atlantic, sei sale e 1714 posti, sarà venduto a 10 milioni e 944 euro, così è stato stimato.

Tutte le indicazioni relative alla messa all’asta sono riportate sul sito di Aste giudiziarie Inlinea Spa, con allegate informazioni e documentazione relativa al procedimento.

Il rischio ora è che anche l’Atlantic , nonostante come cinema funzionasse in termini di pubblico e di incassi, sia trasformato dal nuovo proprietario, nell’ennesimo centro commerciale o in un bingo , attività più remunerative dal punto dei visa dei profitti , come succede continuamente alla stragrande maggioranza delle sale dopo la chiusura. Insomma investire sulla cultura paga di meno è la legge del mercato anche se così facendo il bagaglio culturale di un territorio si desertifica e lo stimolo, la curiosità e il desiderio di fare cultura vengono avviliti.

La delibera comunale in materia di cinema prevede alcuni vincoli per il cambio di destinazione d’uso che però sono molto sbilanciati sulle attività commerciali e addirittura residenziali. Si può raggiungere per legge così il 70% tra residenziale e  commerciale e il 30% destinato alle proiezioni.

E’ chiaro che se non si interviene sulla normativa a difesa del cinema e della cultura le sale saranno destinate a chiudere una dopo l’altra.

Il nostro territorio che paradossalmente è denominato anche con il nome di Cinecittà, per via degli storici Studios di via Tuscolana, ha perso negli anni ben 10 sale cinematografiche che vale la pena di ricordare.

C’era il Cinema Folgore al Quadraro Vecchio, divenuto una chiesa coreana, il Cinema Marconi nel quartiere Lamaro divenuto una chiesa evangelica, il Cinema Diana su via Appia Nuova, oggi è una libreria, il cinema Gold di via Taranto, oggi è un teatro, il Cinema Quadraro il più datato, addirittura è stato demolito. C’erano ma ora sono chiusi e lasciati all’incuria, il cinema Airone in via Lidia di proprietà del Comune di Roma nel quartiere Appio, il Cinema Paris di via Magna Grecia e il Cinema New York a via delle Cave. C’erano il cinema Bristol su via Tuscolana ora diventato centro commerciale e in ultimo il cinema Maestoso su via Appia recentemente chiuso.

Nel reagire a questo annientamento culturale non ci si può limitare fare la conta dei caduti. Sarà necessario che le realtà sociali del territorio e il mondo della cultura e dell’associazionismo, immaginino un piano di salvataggio immediato. Lo scorso Luglio durante lo svolgimento del Cinecittà Film festival, la rete Cinecittà Bene Comune che promuove l’evento ha lanciato un grido di allarme. Ha iniziato a  chiamare i cittadini del VII Municipio per organizzare una vertenza per la difesa delle sale e il rilancio del quartiere Cinecittà come nuovo distretto del cinema a Roma, con l’intenzione di interpellare le istituzioni a tutti i livelli.

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