VIALE SAN GIOVANNI BOSCO: 4 anni di lavoro con l’Officina Popolare

Una risposta alla crisi del lavoro nata dalla lotta di un gruppo di disoccupati del quartiere.

Intervento di un sostenitore del progetto finalizzato all’inserimento lavorativo

Sono quasi le 9 del mattino e mi affretto a raggiungere l’Officina Popolare di viale san Giovanni Bosco 65, oggi è il 20 Settembre, dovrebbe arrivare l’ufficiale giudiziario e dobbiamo essere un discreto numero, e siamo in prossimità del 4°compleanno che compie questo spazio nato il 5 ottobre 2014 dall’attivazione di precari e disoccupati del quartiere sostenuti dalla Rete Territoriale Cinecittà Bene Comune.

L’Officina Popolare nasce con l’obiettivo di reinserire le fasce più sfortunate della società in un ambito di lavoro, attraverso l’auto-reddito e la cooperazione. Nelle due serrande principalmente si lavora il ferro e si riparano elettrodomestici, ma si effettuano anche piccoli traslochi e lavori di idraulica.

Mentre ci avviciniamo all’Officina ci rendiamo conto che diverse serrande su viale S Giovanni Bosco sono chiuse (eppure non è domenica), se ne contano ben 13 chiuse su 24! Questo dato è fondamentale per capire la gestione scriteriata degli edifici da parte di ENASARCO, rispetto alle esigenze di lavoro delle persone impiegate nel settore del commercio di prossimità e al degrado che comporta al quartiere in termini di abbandono.

Sembra essere un’oasi quest’Officina, che incarna perfettamente lo spirito di aggregazione di vicinato troppo spesso trascurato da questi tempi in cui l’uso dei social appare smodato. La socialità che troviamo ci ricorda altri tempi, vediamo una signora affacciarsi all’Officina e chiedere di Fabio, uno degli operai, per chiedere le staffe per stendere il bucato. Poco dopo si affaccia un’altra signora più anziana per riparare il carrello della spesa, insomma c’è una vitalità particolare, poi, il macellaio della serranda accanto che entra per parlare della sua raccolta di funghi, come se ci fosse proprio bisogno di uno spazio in cui, oltre che pensare al lavoro, ci si possa confrontare e scambiare le proprie esperienze. E poi ancora altri, pensionati, giovani disoccupati in cerca di un lavoretto, curiosi e gente di passaggio.

L’Officina è ormai una realtà consolidata e riconosciuta nel quartiere e si è resa protagonista di interventi di riqualificazione come il ripristino dei canestri dell’area sportiva di Piazza dei Consoli, la riparazione di panchine e corrimano per invalidi a via Eudo Giulioli e la panchina per il capolinea dell’autobus 502 a piazza dei Tribuni. Ha inoltre offerto corsi di formazione per la saldatura del ferro. Uno spazio dunque che vuole essere parte attiva del territorio offrendo un contributo concreto, dimostrando la validità del progetto messo in campo che ha occupato più di 10 persone disoccupate da tempo, tutte con dei svantaggi sociali, nell’arco di 4 anni.

La situazione dell’Officina per quanto riguarda la sua regolarizzazione è ancora da risolvere, in quanto è sopraggiunta la notifica dell’ufficiale giudiziario per la liberazione dei locali richiesta dalla stessa Enasarco ma esiste una trattativa tra occupanti e proprietà del locale per la rinegoziazione del contratto di affitto.

I lavoratori infatti chiedono di essere regolarizzati e di stipulare un contratto a prezzo calmierato. Alla fine della mattinata, l’ufficiale giudiziario ci comunica che la prossima scadenza è prorogata per altri 2 mesi, dunque si riprende il lavoro di sempre con il sogno di mantenere questa esperienza che ha dato una nuova vita al viale e una speranza per le persone più sofferenti che, tramite uno spiccato spirito di iniziativa e la lotta, possono trovare una via di ripartenza che altrimenti resta impraticabile. Un modo per ritrovare una dignità calpestata da un mondo del lavoro sempre più escludente e competitivo. Una lezione di vita alla luce del sole verso tutti coloro che il lavoro lo ottengono con servilismi e raccomandazioni sottobanco. Lunga vita all’Officina!

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