PARCO DI CENTOCELLE Scoperti livelli di inquinamento del suolo pericolosi per la salute

Una ricerca del comitato Pac Libero denuncia metalli pesanti e veleni nocivi nel terreno del parco

Dopo i fumi che si sprigionavano dalle cavità e i roghi tossici, arriva un’altra brutta notizia che conferma lo stato di abbandono e di inquinamento del Parco Archeologico di Centocelle. Una ricerca proposta dal comitato PAC Libero e realizzata dal Centro di Documentazione Conflitti Ambientali dell’associazione A Sud ha dimostrato attraverso dei rilevamenti effettuati che il suolo del parco è contaminato da metalli che superano la soglia consentita dalla legge (Testo unico ambientale 2006 L. 152), segnalando un pericolo per la salute delle persone. Berillio, selenio, stagno, talio e vanalio superano i limiti e in 2 dei siti in cui sono stati fatti ben 8 rilevamenti, si è riscontrato un livello di inquinamento superiore a quello fissato per le aree industriali.

Durante la conferenza stampa che si è svolta giovedì 26 Settembre è stata confermata da parte della dottoressa Laura D’Aprile, Responsabile della Direzione Rifiuti, Risanamento e Inquinamento del Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma, la volontà da parte dell’istituzione capitolina di effettuare analisi integrative sul suolo che possano fornire ulteriori evidenze utili alla caratterizzazione dei luoghi e alla stesura di un’analisi dei rischi. La dottoressa D’Aprile ha inoltre affermato di aver provveduto a richiedere, agli enti regionali preposti alla tutela della salute, l’adozione di misure cautelative nelle more dell’esecuzione delle analisi integrative.

Il Parco Archeologico di Centocelle ha una superficie di 120 ettari, rappresenta per il versante dei quartieri Don Bosco e  Quadraro  un vero e proprio polmone verde per aree altamente cementificate e densamente  popolate. Di fatto rappresenta il simbolo dell’abbandono e dell’incuria delle  istituzioni nella periferia di Roma est, in termini di cura del verde. Negli anni i residenti si sono battuti per il completamento del parco, riconosciuto come un bene archeologico dal ministero dal 1995, e per la sua cura e la sua promozione. Da anni, il Comune di Roma ha stanziato per il parco 3 milioni di euro per la realizzazione del secondo stralcio in aggiunta del primo, già realizzato sul versante di via Casilina e circa 2,5 milioni di euro per la riesumazione di due ville romane interne al parco. Inoltre da febbraio 2017 si attende l’intervento di bonifica dell’area interessata dai roghi tossici che si svilupparono nelle cavità sotterranee. Un intervento richiesto a gran voce dai cittadini che si sono mobilitati più volte nei confronti dell’amministrazione comunale. Al riguardo, la sindaca Raggi aveva rilasciato un ordinanza per un intervento immediato di bonifica dell’area verde trasformata in discarica e avviato le indagini dell’Arpa che riscontrarono livelli di inquinamento preoccupanti delle falde acquifere. Lo scorso primo luglio aveva ufficialmente annunciato la fine delle attività di auto-rottamazione su viale Palmiro Togliatti, vera piaga ambientale diffusasi fin dai primi anni 60 e che continua a persistere nonostante tale attività sia ritenuta incompatibile con la realizzazione di un  parco archeologico come quello di Centocelle e sia la principale responsabile dell’inquinamento delle falde acquifere sottostanti.

Ad oggi ancora nulla è stato fatto di concreto tranne qualche lento passaggio sul piano burocratico lasciando delusi tutti quei cittadini che speravano che con la nuova amministrazione qualcosa potesse migliorare, anche a seguito degli incontri che si sono verificati con l’assessora capitolina all’ambiente Pinuccia Montanari e agli atti approvati dal V Municipio. Ora si attende anche la bonifica di tutto il terreno interessato dai recenti rilevamenti ambientali e la bonifica del suolo.

Per il momento sappiamo che il Comune di Roma ha avviato gli studi sulla bonifica del parco affidandosi all’università de La Sapienza stanziando circa 40  mila euro, ma i lavori non sono mai iniziati. Ogni tanto si vedono solo dei sporadici interventi di manutenzione del verde. A luglio è stata rifiutata la proroga agli autodemolitori che in assenza dell’individualizzazione delle aree alternative di fatto continuano le loro attività di vendita dei pezzi di ricambio delle automobili, sospendendo quello di demolizione. Sono state effettuate delle multe ad alcune attività dichiaratamente illecite e effettuate alcune demolizioni di piccole costruzioni abusive. Per il resto nonostante i fondi stanziati in bilancio per l’ampliamento del parco sul versante di Torpignattara e i finanziamenti per le ville storiche, tutto è fermo ad una decina di anni fa quando fu sgomberato il campo nomadi Casilino 900 e realizzato il primo stralcio di parco attrezzato su via Casilina e una parte della recensione monumentale.

Infine non è mai stato ancora menzionato nel bilancio capitolino il terzo stralcio di parco che riguarda l’area che si affaccia su via Papiria e si estende su viale Palmiro Togliatti sporgendosi sul popoloso VII Municipio. Il comune dovrebbe almeno prevedere un titolo di spesa per la sua apertura e stabilire l’uso pubblico dell’area che appartiene a diverse proprietà private come avvenuto nel vicino Parco degli Acquedotti a seguito del suo riconoscimento e della sua costituzione.

Nel frattempo si è aperta anche una trattativa tra Comune di Roma e Regione Lazio per risolvere almeno il problema degli autodemolitori ma lo scarica barile a cui abbiamo assistito fino ad ora sembra continuare in eterno.

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