C’era una volta una bici arrugginita…

Esperienza di Riciclo e Riparazioni nella Ciclofficina Pirata del Quadraro

C’era una volta, nelle profondità di un colorato centro sociale del Quadraro, in via Selinunte 57,  un angolo di mondo dove fiorivano corone dentate e mazzi di camere d’aria: era la ciclofficina Pirata. Che vive e porta avanti da 9 anni la sua favolosa attività!  Chi vi entra sente il naturale richiamo del suo ciclista interiore, che suona talvolta come uno stridulo scampanellio, altre come il ripetitivo cigolio di un cerchione ammaccato. Non ci si aspetti un boschetto fatato… è impolverato, straripante di pezzi di biciclette smembrate e odora di grasso e limatura di ferro (come nelle migliori officine meccaniche!) Tutti quei raggi, quei mille tipi di telaio, ognuno con la sua storia, fanno provare forte il desiderio di pedalare, pedalare, pedalare! Pedalare per andare al lavoro, pedalare portando a spasso il cane, pedalare perché si decide di lasciare a casa l’automobile. Pedalare con il suo piccolo inconveniente: il sudore, ma com’è liberatorio sudare!

La ciclofficina Pirata nasce dalla caparbietà di una donna-meccanico, l’arrivo di tanta attrezzatura (da un’altra ciclofficina in chiusura) e il supporto del collettivo Spartaco. E’ stato come un Big Bang, del quale ancora oggi si sente l’energia pedalante per il Quadraro, che ha reso possibile la nascita di un progetto duraturo, e che si è unito alla galassia delle ciclofficine di Roma e d’Italia. Come princìpi l’amore per una città che merita meno macchine e più bici, la passione per biciclette così arrugginite che… comunque ‘ce la potemo fa!’ Il desiderio di dare a tutti la possibilità di essere indipendenti con la propria bicicletta, e liberarsi dalla schiavitù del bollo-assicurazione-stress-benzina per riappropriarsi del proprio tempo e del proprio corpo. La volontà di condividere i saperi per poter accrescere le esperienze.

In città come Roma la bicicletta è considerata come un bene di consumo usa e getta per l’infanzia, o come passatempo degli sportivi e niente più. In ciclofficina non è così! Si crede nell’uso quotidiano della bici, perché è un modo più sano di vivere ed è divertente. Perché è possibile ripararla e sperimentarsi nell’autocostruzione e nel riutilizzo di materiali di recupero. Perché la macchina non è risparmio di tempo, al contrario una spesa ed una modalità di spostamento che va superata, perché qualsiasi mezzo non inquinante è il futuro!

Purtroppo per il momento a Roma i progetti di piste ciclabili assomigliano più a percorsi turistici che a vie sicure per spostarsi efficacemente nella città, e vengono ostentati come un progresso d’avanguardia, ma portati avanti con estrema lentezza e senza una visione d’insieme. Le soluzioni privatistiche sono di effimera utilità senza le infrastrutture necessarie e la crescita di una cultura del pedale.  Proprio per questo anche i ciclisti sono il traffico e dovrebbero mostrare quali sono le vie percorribili e ciclabili.

E’ da questi presupposti che la Pirata continua ad accumulare componenti di bici! Non per un disturbo compulsivo, ma per quelle persone che sempre più spesso decidono di sfidare l’ordine costituito e il traffico de Roma. Così si mettono a disposizione gli attrezzi, le conoscenze e lo spazio per chiunque voglia aggiustare la propria bici e riappropriarsi delle strade.

Nella ciclofficina non si compra e non si vende: si pedala e si lavora. E’ un luogo per incontrarsi e imparare a collaborare e condividere gli obiettivi per avvicinare quell’orizzonte meno inquinato e meno iniquo per tutti.

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