EMERGENZA AEROPORTO DI CIAMPINO: IL MINISTRO FIRMA IL DECRETO

Un passo avanti per i comitati che verificheranno l’efficacia del provvedimento

La qualità dell’aria del nostro Municipio è da tempo fortemente penalizzata dall’inquinamento prodotto dal traffico aereo dell’aeroporto di Ciampino. A rimetterci è principalmente la salute del Parco degli Acquedotti, situato proprio nel cono di atterraggio, a causa delle polveri sottili e delle tonnellate di cherosene rilasciate dagli aerei.

Il 16 gennaio 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto firmato dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per il contenimento e l’abbattimento del rumore dell’aeroporto Pastine. Dopo 18 anni di rimandi, silenzi e inadempienze è stato approntato uno strumento legislativo specifico per regolare e riportare entro i limiti previsti dalle normative nazionali antirumore l’attività fuori controllo dell’aeroporto di Ciampino.

Nonostante si sia optato per la riduzione graduale dell’emissioni sonore, come previsto dal piano presentato dal gestore Adr (lo stesso soggetto responsabile dell’ampliamento incontrollato dei numeri dei voli), e si sia scartata l’ipotesi del taglio immediato dei voli, sulla base del principio di emergenza per la tutela della salute pubblica e dell’ambiente, a 61 movimenti giornalieri come previsto dagli studi scientifici anziché gli attuali 240, esiste finalmente un decreto che contiene un cronoprogramma di azioni concrete che il gestore Adr deve attuare per abbattere il rumore aeroportuale.

I comitati avevano già sottolineato numerose criticità del Piano di Adr ma i rappresentanti del ministero dell’Ambiente in più occasioni non si sono dimostrati favorevoli ad accogliere le osservazioni e il Piano è stato approvato così com’era.

Fra le criticità maggiori ricordiamo: il gestore deve attuare tutti gli interventi entro novembre 2020 mentre la sentenza della Corte di Giustizia Europea ha sancito che la riduzione dell’inquinamento acustico sarebbe dovuta avvenire entro e non oltre il 1 luglio 2018; secondo i regolamenti vigenti la riduzione deve essere attuata prima sulla sorgente e in seguito nell’ambiente circostante e non viceversa; le previsioni di riduzione sono state effettuate sulla base di simulazioni computerizzate con prototipi di arei inesistenti che Ryanair prevede di acquistare in futuro; non c’è stato nessun coordinamento con il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture; non è ancora chiaro se il Ministro dell’Ambiente abbia realmente il potere e gli strumenti previsti dalla gerarchia delle fonti di diritto per rendere attuativo il decreto o subirà numerosi ricorsi legali al Tar che lo vedranno sconfitto di fronte al gestore aeroportuale e alla compagnia Ryanair; lo strumento previsto per sanzionare il mancato rispetto del termine di esecuzione del piano è una multa ridicola e insignificante che può variare dai 2 ai 20 mila euro; non è prescritto cosa succederà se il piano di riduzione del rumore non otterrà i risultati stabiliti.

Nonostante ciò esiste un cronoprogramma attraverso cui i cittadini potranno monitorare gli sviluppi futuri. Periodicamente il gestore Adr dovrà fare delle relazioni da indirizzare al Ministro dell’Ambiente, alla Regione Lazio, all’Arpa e ai comuni interessati.

Fra le prescrizioni ricordiamo: dal dicembre 2018 dovrà essere prodotta una documentazione ogni anno che dimostra l’effettiva chiusura dei voli al periodo notturno ovvero dalle ore 23.00 alle 6.00; entro il 31 dicembre 2019 dovrà essere sostituito il parco aeromobili e il gestore dovrà trasmettere al Ministero dell’Ambiente, alla Regione Lazio, all’Arpa e ai Comuni interessati i dati comprovanti l’effettiva riduzione del traffico aereo commerciale (i voli di linea dovrebbero diminuire di 35 voli giornalieri); il 30 giugno 2020 dovranno essere incrementate le centraline per il rilevamento dei rumori.

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