Vela di Calatrava a Tor Vergata: 660 milioni di sprechi, nessun colpevole e nessun futuro

Non c’è nessun colpevole per lo spreco di 660 milioni di euro di risorse pubbliche investite per la costruzione della Vela di Calatrava, nel quartiere di Tor Vergata. La Corte dei Conti, attraverso il Pm contabile Ugo Montella, ha deciso di archiviare il fascicolo nonostante sia pesantissimo il giudizio sulle inadempienze, complicità e conflitti di interessi fra le amministrazioni, le istituzioni e le imprese coinvolte.

Quanti impianti sportivi per lo sport di base si sarebbero potuti costruire con 660 milioni di euro? Quante piscine pubbliche, campi sportivi, palestre per rendere lo sport un diritto per tutti avrebbe potuto avere il nostro territorio e la città di Roma con quella cifra?

Quante palestre delle nostre scuole si sarebbero potute riqualificare? Perché si continuano a preferire le grandi opere ovvero lo spreco di risorse anziché un grande programma di rilancio dello sport di base per renderlo accessibile a tutti come strumento volto al miglioramento della qualità della vita e della salute? Ancora una volta saranno i cittadini a pagarne il prezzo più alto.

«Una compagine amministrativa incapace di rispettare le regole della concorrenza e della buona gestione, prona ai desiderata del politico di turno e del mondo imprenditoriale con cui si confronta e ai cui interessi risulta spesso asservita, come hanno dimostrato alcune delle vicende giudiziarie che hanno contornato l’iter dell’intervento.»

Come è possibile esprimere tale giudizio e allo stesso tempo archiviare il caso? Si parla di sprechi ma, in realtà, il meccanismo di sottofondo è la trasformazione delle risorse pubbliche sotto forma di profitti privati. I 660 milioni di euro impiegati erano più che sufficienti per realizzare l’opera, ma non sono bastati (la Vela ora è solo uno scheletro), perché in realtà sono stati sottratti. Non possono essersi volatilizzati. Ma i nomi, le responsabilità e i risarcimenti, a quanto pare, non usciranno mai.

Tre inchieste penali — quelle di Firenze, Perugia e Roma —e un processo in corso (quello che vede l’ex provveditore Angelo Balducci imputato per reati di corruzione) — avevano ricostruito che la scelta degli imprenditori per gli appalti delle grandi opere avveniva sulla base di meccanismi non esattamente concorrenziali.

Sprechi causati – come si legge nel documento di archiviazione – da “deficit programmatori, inadeguatezze progettuali, insufficienza degli stanziamenti rispetto ai programmi, modifiche progettuali: tutte circostanze che hanno contribuito a una cattiva gestione del percorso realizzativo e che hanno inciso sul suo completamento “.

Il progetto, pensato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, fu avviato 2005 dall’amministrazione dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni. Il costo previsto per la realizzazione dell’opera, affidata alla Vianini Lavori del gruppo Caltagirone, era di 60 milioni di euro, immediatamente raddoppiati all’atto dell’assegnazione dei lavori tramite gara d’appalto. Dopo una serie di vicissitudini, la cifra aumentò a dismisura, fino a raggiungere, nel 2011, quota 660 milioni, ben 11 volte il costo iniziale.

Oltre al fatto che i cittadini non sono stati mai chiamati ad esprimersi sul bisogno o meno di tale opera, e questo è uno dei limiti più importanti che hanno causato tale situazione perché è una criticità che mette in discussione l’essenza stessa della democrazia, rimane comunque il fatto che ad oggi non esiste ancora un futuro per la Vela di Calatrava. Continuerà a vivere in preda all’incuria e al degrado? Sarà oggetto di ulteriori tentativi di speculazione, come il progetto ormai bocciato di Malagò di realizzare il villaggio Olimpico? Si continuerà a privilegiare la Vianini di Caltagirone come unico soggetto avente diritti esclusivi per la costruzione in quell’area, anche alla luce di tale disastro economico? Questo fallimento totale insegnerà qualcosa o sarà solo il primo dei tanti, come lo Stadio della Roma che la Sindaca Raggi vorrebbe costruire a tutti i costi nonostante il forte rischio idrogeologico e le vicende giudiziarie in cui sono stati implicati i promotori?

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